La Diagnosi

Oggi sono andata all’ultima visita di controllo post-operazione, in cui mi sono stati tolti i punti e inaspettatamente il Chirurgo mi ha anche detto e dato il risultato dell’esame istologico, anticipando ciò che accadrà in futuro, cioè ciò che mi proporrà Oncologia il 29, dato che fondamentalmente fanno delle riunioni in cui discutono assieme caso per caso sul come procedere.

Prima di tutto la Diagnosi definitiva:

1) Tipo di prelievo: ampia escissione di Q1-Q2 destro (2 clip craniali, 1 clip mediale):

A)Carcinoma duttale infiltrante, con aspetti cribriformi, grado 2 di Elston-Ellis (1° nodulo descritto); presente carcinoma intraduttale, tipo cribriforme, di basso grado.

Positiva la determinazione mmunocitochimica dei recettori per estrogeni (90%) e per progesterone (20%).

La frazione proliferante (Ki-67) è pari al 16%.

B)Carcinoma duttare infiltrante, grado 1 di Elston-Ellis (2° nodulo descritto); presente ridotto carcinoma intraduttale, tipo cribriforme, di basso grado.

Positiva la determinazione mmunocitochimica dei recettori per estrogeni (95%) e per progesterone (95%).

La frazione proliferante (Ki-67) è pari al 12%.

Margini di escissione indenni.

2 ) Tipo di prelievo: Ampliamento del margine supero-mediale (repere esterno):

Non lesioni neoplastiche.

3) Tipo di prelievo: Ampliamento del margine infero-laterale (repere esterno):

Non lesione neoplastiche

4) Tipo di prelievo: Nodulo di Q1-Q6 destro:

Linfonodo intramammario privo di metastasi.

Stadio patologico pTNM: pT1c(2)-G2

A e B stanno ad indicare 2 noduli differenti, posizionati vicinissimi, sì, i carcinomi erano 2, uno – il più grande e quello che si sentiva – al secondo stadio, mentre l’altro – più piccolino e difficile da sentire – al primo stadio. Il linfonodo che mi hanno tolto non aveva nulla [grazie per la seconda ferita gratuita, dopo quella del linfonodo sentinella] e a quanto pare neppure il tessuto & co. attorno ai noduli.

Teoricamente è tutto molto positivo [più o meno dopo aver guardato su google, il G2, pesa], compresa la dicitura “di basso grado”, ma in realtà il Chirurgo mi ha detto che vista la mia “giovane età” [la media è dai 50 in su..] non possono vederlo come “basso grado”, dato che a 35 anni avere 2 carcinomi al seno per loro non rientra assolutamente nella “normalità”, e a loro avviso questo mi mette a forte rischio recidiva, motivo per cui molto probabilmente “non mi risparmieranno nulla” e mi faranno comunque seguire tutte e 4 le linee “terapeutiche” di cui dispongono:

1 – Radioterapia;

2 – Chemioterapia;

3 – Terapia Biologica;

4 – Terapia Ormonale;

La Radioterapia in realtà viene sempre consigliata dai Chirurghi Toracici dopo la mia tipologia di intervento di tipo conservativo con “quadrantectomia“, diciamo che rientra nella prassi, per scongiurare la comparsa di recidive nel caso in cui ci fosse “in zona” qualche piccola cellula cancerogena, ma questo mi era già stato detto dall’inizio, motivo per cui da subito mi hanno comunque fissato la visita Radioterapica il 31.

La Chemioterapia invece è una sorpresa, come le altre 2 terapie, perché nella “normalità” non vengono abbinate né al mio tipo di intervento, né al mio tipo di istologico, ma siccome io sono vista come un soggetto “a forte rischio recidiva” [forse anche in altre zone..] Oncologia molto probabilmente me le proporrà il 29, almeno è ciò che mi ha detto oggi il Chirurgo, parlando di un trattamento di 6 mesi, per un ciclo ogni mese, farmaci in endovena con durata dalle 3 alle 6 ore, come faceva mio padre, con tutti gli effetti collaterali del caso.

La Terapia Biologica è fondamentalmente un’altra “chemio”, ma effettuata con un’altra tipologia di farmaco, detto “intelligente” perché teoricamente più mirato ad alcune cellule tumorali [che i miei 2 carcinomi avevano] e meno lesivo per le cellule normali. Anche questa viene fatta una volta al mese, sempre in endovena, con una durata di un’ora

La Terapia Ormonale invece consiste nell’abbassare fortemente gli Estrogeni e il Progesterone, ma siccome ho interrotto la pillola un mese fa [la potenziale colpevole di tutto questo, sì], gli ormoni si abbasseranno già fortemente per i fatti loro, dato che io la prendevo proprio a scopo curativo, cioè per alzare gli estrogeni etc. quindi mi auspico che mi eviteranno altri trattamenti, altrimenti probabilmente mi trasformerò in un uomo!

Tra l’altro negli “effetti collaterali certi”, c’è la “temporanea menopausa”, con tutte le conseguenze del caso. Bellissimo.

Tutti dovrebbero essere effettuati contemporaneamente, quindi io non so proprio come potrò uscirne, visto che sto già iniziando a patire la sospensione definitiva della pillola, col ciclo che non si è ancora fatto vedere, la pelle che da secca mi sta diventando grassa, l’umore ballerino [ma visto il tutto.. ci sta, con o senza pillola] etc. – _ – ‘

Sinceramente ho un po’ il terrore di iniziare Giugno, dato che da quello che so ora, potrebbe essere un mese devastante [oramai stanno diventando la mia normalità],..

..e io che speravo di non essere più “punzecchiata”, ehhhh…

In Attesa

Non ho più aggiornato nulla, ma mi rendo conto che non mi viene spontaneo, anche perché ho iniziato a fare dei piccoli video in cui parlo liberamente a “ruota libera” e mi viene molto più facile parlare di ciò che sta accadendo e di come lo sto vivendo, sia per la questione “tumore”, sia per il resto.

In ogni caso il 5 sono stata operata, alla fine tutto è andato come previsto e mi hanno rimosso solamente una piccola parte del quadrante superiore del seno destro, cioè il nodulo e una parte limitata della zona circostante, pelle inclusa, per fare poi successivamente una biopsia su tutto e verificare se le cellule cancerogene siano già “in giro” per i fatti loro, a contaminare altre zone, oltre che per capire la tipologia del carcinoma, l’aggressività, il grado e la modalità d’azione successiva [che sto ancora aspettando di conoscere].

Per quanto riguarda il “linfonodo sentinella” è risultato essere negativo, motivo per cui non hanno provveduto con lo svuotamento ascellare, sebbene io mi sarei comunque opposta, dato che gli effetti collaterali francamente mi spaventavano più del resto, anche se c’è da dire che assieme al nodulo mi hanno tolto ugualmente un linfonodo presente al lato del seno, prima dell’ascella, dato che a quanto pare “spiccava” troppo nei vari esami che mi avevano fatto fare, tra Risonanza Magnetica, una “simil-PET” in Medicina Nucleare e anche nell’ecografia, quindi hanno preferito rimuoverlo per “non correre ulteriori rischi”, procedendo alla biopsia anche di quello.

Attualmente sono ancora in convalescenza e oggi finisco le “punture anti-trombo”, anche se ovviamente ora mi muovo molto meglio e ho praticamente ripreso ad usare normalmente – o quasi – il braccio destro, anche se sento tutt’ora un po’ di dolore e i punti tirare, o la cicatrice nel caso dell’ascella, dove mi avevano prelevato il Linfonodo Sentinella, ma dopo il 18 – quando mi dovranno togliere i punti al seno – spero che andrà un po’ meglio, anche il relativo gonfiore.

Ora quindi fondamentalmente sono in attesa, sia di finire le visite di controllo, sia di essere contattata da Oncologia, che dovrà fissarmi un appuntamento dopo aver ricevuto i risultati della Biopsia, per conoscere la Diagnosi “definitiva” e il procedimento successivo, anche se mi è già stata fissata una visita Radioterapica il 31, ma in questi casi è la prassi.. mi ricordo che l’avevano fatta fare anche a mio padre, sebbene poi non avesse mai fatto nulla in tal merito.

Tocca a me

Il 6 aprile ho fatto un’ecografia al seno, con una veloce biopsia.

Il 12 è arrivato il referto [che ho visto direttamente online, ebbene sì]:

STORIA E DIAGNOSI CLINICA:

Nodulo di 25 mm in Q2 mammella destra, plurilobato, con componente maggiore e lobatura craniale di 6 mm (E3).

ORGANO/TESSUTO/SEDE DEL PRELIEVO:

1) Biopsia con ago 18 G su componente maggiore.

2) Biopsia di bozzatura craniale di 6 mm.

QUESITO DIAGNOSTICO:

Fibroadenoma?

DIAGNOSI:

1-2) Carcinoma duttale infiltrante, con aspetti cribriformi, con componente intraduttale tipo cribriforme (B5). 

Attualmente non ho molto da aggiungere, oltre al fatto che dopo neppure un anno dalla morte di mio padre.. si ri-inizia con “un’altra giostra“, con un percorso non semplice di visite, accertamenti, etc, ma questa volta “tutto per me”, visto che la Diagnosi vera e propria è ancora incerta [il grado – dal 2 in su – la diffusione e la tipologia], ma il 5 è comunque fissato l’intervento di rimozione – dopo l’intervento per il prelievo del linfonodo sentinella eseguito il 26.

Ora so solo che potrei dover prendere delle decisioni, difficili e spaventose,.. che potrebbero comportare in ogni caso delle profonde conseguenze.. su di me e sulla mia vita.

No, non ero proprio pronta a questo.

Maltrattamento psicologico: i colpi invisibili fanno più male

Posto qui quest’articolo perché lo trovo assolutamente chiaro ed esaustivo, ritrovando – purtroppo – me e la mia brutta esperienza passata al 100%, quindi fondamentalmente è un’altra risposta [assieme all’articolo precedente sull’impotenza appresa] alle tante domande che io stessa mi sono posta più di una volta negli ultimi anni.

Identificare un maltrattamento è facile quando si tratta di violenza fisica, ma che dire del maltrattamento psicologico? È difficile da percepire, è un maltrattamento silenzioso in cui tutto avviene tra due persone, mentre il resto del mondo potrebbe non accorgersene.

Molto spesso i due tipi di maltrattamento vanno di pari passo o addirittura potrebbe esserci maltrattamento psicologico senza che ci sia quello fisico, mentre è impossibile che si verifichi il contrario.

Il maltrattatore sa che le sue parole hanno molto potere. Per questo le usa. Di fatto, il maltrattamento psicologico è molto più efficace di quello fisico. Lascia tracce e ferite che dureranno nel tempo.

Molte persone sostengono che questi colpi invisibili facciano molto più male di qualsiasi violenza fisica. Molti preferiscono le botte al dover impiegare anni e anni per superare i problemi psicologici causati da maltrattamento.

 

Le tue parole mi fanno male

Il maltrattamento psicologico implica parole che fanno male, degradanti e di disprezzo. All’inizio può essere quasi impercettibile, perché la persona maltrattata non se ne rende conto e cade pian piano nella trappola del maltrattatore.

Il maltrattamento psicologico ha l’obiettivo di sottomettere una persona senza che questa ne sia consapevole. Volete imparare a riconoscere un maltrattatore psicologico? Fate molta attenzione alle seguenti caratteristiche!

  • Vi insulta, urla, vi ridicolizza e vi disprezza, facendovi sentire che non valete nulla e che la vostra vita è inutile. Lo fa in un modo che a volte vi fa sentire persino grati di avere accanto una persona che sta con voi nonostante questo.
  • È eccessivamente geloso e vi controlla di continuo. Siete il suo bene più prezioso e allo stesso tempo quello che disprezza di più: un’incoerenza che vi confonde, ma allo stesso tempo vi tiene legati.
  • Vi isola dai vostri amici e dalla vostra famiglia. Ha il potere di controllare con chi uscite e decide lui/lei quando avete del tempo libero o meno. Siete la sua marionetta. Non siete più liberi, ma sottomessi ai desideri e ai capricci di qualcun altro.
  • Le minacce costanti vi fanno avere sempre più paura. Potrebbe minacciarvi di abbandonarvi oppure utilizzare altri dei vostri punti deboli.
  • La pressione emotiva e sessuale che esercita su di voi vi fa sentire colpevoli. In realtà, i vostri sensi di colpa non sono giustificati. Il maltrattatore psicologico è abile a rigirare la frittata perché sembri che la colpa sia vostra.
Le ferite e i lividi non saranno sulla vostra pelle, ma sulla vostra anima.

Se nella vostra vita avete incrociato una persona con alcune di queste caratteristiche, probabilmente si trattava di qualcuno che vi ha maltrattato psicologicamente.

Anche se a volte queste persone usano la violenza fisica se la pressione psicologica non è sufficiente, non si tratta di un loro comportamento tipico.

 

Voglio liberarmi dai tuoi colpi invisibili

La verità è che è difficile aiutare una persona vittima di un maltrattamento psicologico, anche perché spesso lei stessa non si lascia aiutare. A volte si tratta di persone che non capiscono di essere in questa situazione, né se è il caso di protestare. Il maltrattamento le convince che meritano questa situazione; credono di non essere brave persone e di essersela cercata.

Si tratta di persone dall’autostima totalmente distrutta. Un’autostima rotta, una vita senza senso, circondata dal dolore e dalla paura, oltre che dal bisogno di soddisfare sempre le necessità di chi sta facendo loro del male. E anche quando una persona è cosciente del maltrattamento psicologico che sta subendo e si decide a chiedere aiuto, molto spesso non sa dove trovarlo.

Il maltrattamento psicologico è potente proprio perché è silenzioso: quindi come dimostrare che ci stanno maltrattando? Sarà la nostra parola contro quella del maltrattatore, e ci sono molte persone scettiche che crederanno che ce lo siamo immaginati o siamo diventati pazzi.

 Può anche accadere che, pur essendo consapevoli del male che ci stanno facendo, vogliamo continuare a proteggere la persona che ci sta maltrattando. Quante vittime difendono i loro carnefici! Questo stato psicologico si chiama Sindrome di Stoccolma.

“Il maltrattamento che mi preoccupa di più è quello che non lascia segni sulla pelle.” -Walter Riso-

È importante sottolineare che, anche se il numero di donne vittime di questa situazione supera quello degli uomini, entrambi i sessi soffrono di maltrattamento psicologico.

La cosa fondamentale è riuscire a identificarlo e permettere che la persona maltrattata si lasci aiutare. A volte, per quanto lo desideriamo, non possiamo fare molto. Il danno mentale è così profondo che alla fine il maltrattatore riesce a raggiungere il suo obiettivo. Anch’esso invisibile.

L’impotenza appresa: quando il maltrattamento diventa abitudine

Ho trovato questo articolo tramite un link di un altro articolo simile su Facebook – che posterò subito dopo – e lo pubblico perché risponde alla tediosa domanda che spesso mi viene posta: «Perché non hai reagito prima? perché non te ne sei andata? eppure sei una persona decisa e intelligente», bene, ecco la risposta: l’impotenza appresa, assieme ovviamente all’annullamento psicologico.

Quando sentiamo parlare di una donna maltrattata, spesso la prima domanda che ci sorge spontanea è: perché non è scappata? Ci sembra che fuggire sia facile, e ci immaginiamo che siano tutte come Julia Roberts protagonista di “A letto con il nemico”, in cui l’attrice simulava di essere vittima di un finto naufragio per fuggire dal partner violento.

Tuttavia, per una persona che viene sottomessa a un continuo castigo mentale e/o fisico, questa presunta fuga non è così facile. Uno dei motivi è quello proposto dallo psicologo Seligman negli anni Sessanta, conosciuto come “impotenza appresa“.

Che cos’è l’impotenza appresa?

L’impotenza appresa è la conclusione di una serie di studi realizzati in laboratorio con degli animali, condotti da alcuni psicologi cognitivo-comportamentali. Seligman ha mantenuto diversi animali sottomessi a scariche elettriche dalle quali non potevano scappare. Dopo poco gli animali avevano imparato che nessuna delle loro risposte riusciva a evitare loro il castigo, per cui smettevano di ribellarsi. Passato un certo periodo di tempo, per quanto fosse evidente come scappare dalle scariche elettriche, gli animali non facevano più nulla, perché avevano imparato che non era possibile scappare. Questo comportamento passivo, condizionato dal fatto di non aver avuto la possibilità di scappare per un certo periodo, si manteneva nel tempo con una costanza piuttosto forte.

Questa stessa impotenza appresa è quella che lega le vittime dei maltrattatori. E non soltanto nella relazione di coppia, ma può verificarsi in circostanze diverse: relazioni tra genitori e figli, relazioni di lavoro, ecc. Come Juan José Millás ha descritto nel suo libro Hay algo que no es como me dicen, gli essere umani sono come pesci colorati: nonostante la loro bellezza, ce ne sono alcuni che si comportano come cannibali.

” – Perché dici che non ti difendevi quando Ismael ti picchiava? –  chiedevano a Nevenka. […] Il processo esistenziale che Nevenka ha attraversato non doveva essere molto diverso da quello dei pesci colorati […]. Un giorno, quando avevano appena iniziato la loro relazione da poco, il pesce le si avvicinò e le morse una pinna. Fu un morso a freddo, inaspettato […]. L’abuso non si produce da un giorno all’altro, è un processo lento. Quando ti picchiano, non sei più nessuno. Non hai perso le pinne, hai perso la volontà.”

Che cosa possiamo fare di fronte all’impotenza appresa?

E che cosa si può fare quando il processo dell’impotenza appresa vi ha portato via l’anima e pensate che non c’è nulla da fare, che ormai non c’è rimedio?

Uscire da questo cerchio non è un compito facile, l’impotenza appresa è di per sé qualcosa che riesce a portar via la fiducia in se stessi, ad annullarla. Le continue domande sul “perché non ti ribelli?” non fanno altro che far sprofondare di più la vittima, convinta di non valere nulla e di non poter fare nulla.

La prima cosa da fare, quindi, è saper riconoscere questa impotenza appresa e chiedere aiuto, visto che questo fenomeno si radica nella nostra psiche ed è molto difficile scappare. Ma se ci rifacciamo agli psicologi cognitivi, tutto ciò che è stato condizionato può essere decondizionato.

Con l’aiuto di un professionista, quindi, riusciremo a cancellare l’impotenza appresa, attraverso tecniche come la desensibilizzazione sistematica oppure procedendo per piccoli passi che ci faranno avvicinare alla meta finale: l’indipendenza. Questo processo di apprendimento (o disapprendimento) dovrà essere accompagnato per forza da un grosso lavoro sull’autostima. Dovete tornare ad avere fiducia nelle vostre capacità: che cosa chiedere di più?

fonte: Lamenteemeravigliosa.it

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