novembre 2010 archive

Au Naturel

Spulciando le fotografie sul portatile, ne ho trovata una “casalinga” di un anno fa, 30 novembre 2009, in cui sono assolutamente au naturel, con Maia vicino: lei dormiva e io — mezza addormentata — guardavo la TV.

Non so il perché, ma mi piace [cosa insolita, vista la mia presenza], la trovo tenera e vera, motivo per cui l’ho conservata in tutti questi mesi e per cui ora ho deciso di postarla qui sopra, senza intaccarla però, usando photoshop solo per il ridimensionamento e per il bordino, le imperfezioni le ho lasciate tutte, sì, comprese quelle del colore.. e va benissimo così ;)

Un tempo..

..quando ti moriva un animaletto domestico, compreso un cane grande, era un dolore familiare che si affrontava in modo personale, con tanto di piccolo funerale casalingo e sepoltura nei pressi della propria abitazione, magari vicino a un grande albero oppure nei prati dove andava sempre a correre.

Nell’era moderna invece tutto è cambiato: ora quando un cane muore — nel nostro caso per cause “naturali”: un tumore — non puoi più omaggiarlo in famiglia e tenerlo vicino a te, no, appena ne accerti la morte, devi prendere il corpicino, metterlo in macchina e farti chilometri infiniti, per portarlo al canile regionale, dove poi annulleranno il microchip e cremeranno la salma, per un “giusto smaltimento”, ma non prima di averti chiesto una notevole cifra per il disturbo.

Ora.. sono l’unica a pensare che ci sia un po’ troppa burocrazia dietro a tutto questo? Una burocrazia che tra l’altro non ti da neppure il diritto di scegliere come affrontare la perdita del tuo cane, diventato improvvisamente un “qualcosa da smaltire”,.. peggio che una lavatrice e con tanto di costi aggiunti.

Per quanto ci riguarda però, anche se dovrei parlare in terza persona, visto che per un ovvio motivo se n’è occupato solo mio padre, le cose non sono andate proprio così.
Perché? Perché tutti, dal veterinario, ai dipendenti comunali [devi rivolgerti a loro per via del microchip], hanno suggerito a mio padre di non pensarci minimamente di seguire la procedura, dato che sarebbe stata solo inutilmente dispendiosa, aggiungendo che del microchip se ne sarebbero occupati loro, dichiarandolo come “scomparso”, sapendo che tanto non ci sono probabilità che venga un giorno ritrovato al canile o che nel frattempo morda qualcuno, lasciando libero mio padre di seppellirlo a suo piacimento.. e così è stato.

Ora Spike riposa nel bosco che c’è vicino a casa mia. Per raggiungerlo bisogna prendere un sentiero che va su sulla montagna, dove lui andava sempre a passeggiare con mio padre e dove stava bene, libero e felice.

Addio Spike..

.. non siamo mai andati molto d’accordo, tu troppo irrequieto, io troppo diffidente ed estenuata dai tuoi continui lamenti notturni, però è innegabile che sei stato un buon cane, non hai mai dato problemi, sopportando tutto: spostamenti, cani nuovi, cani cattivi, bambini dispettosi, vicini idioti.. e non ti sei mai lamentato, mai, neppure quando avresti dovuto, per farci capire quello che stavi passando, quello che ti stava succedendo.

Non mi aspettavo che avrei pianto, proprio per il nostro rapporto distaccato, eppure.. eccomi qui, con gli occhi lucidi, a pensare con il cuore spezzato che non ti rivedrò più e a rimpiangere quella carezza di addio.. che a marzo non ti ho dato.

..stammi bene cucciolone.

Dominio VS Privacy

Stavo riflettendo sui domini e su una cosa che mi ha sempre inquietata molto: l’assenza della privacy dopo la registrazione, quando con un semplice sito che offre il servizio “WhoIs” — tipo questo, o questo per i .it — puoi vedere nome, cognome, indirizzo e numero di telefono dell’acquirente, senza blocchi, senza una minima tutela, zero.
Cosa che probabilmente va bene per chi il sito lo acquista a scopo professionale, perché comunque in quel caso l’identità è palesata a priori, ma per chi tiene un blog, le cose cambiano leggermente, infatti non sempre si ha il piacere di abbinarlo al proprio nome e cognome, magari per non essere riconosciuti dalle persone che si conoscono nella realtà, oppure semplicemente per essere tutelati da chi proprio non si conosce nel web.

Poi è vero che chi sa di questo “problema”, può — se vuole — rimediare con l’acquisto di servizi appositi, io ad esempio anni fa avevo fatto tutto con goDaddy.com, acquistando il dominio, più l’opzione aggiuntiva sulla privacy, che però inevitabilmente aveva fatto aumentare la quota annua,.. tra l’altro questo discorso vale per tutti i domini, tranne per quelli italiani, .it, dato che in tal caso.. non è proprio permesso dalla legge.

Mi domando il motivo di questa enorme carenza sulla tutela della privacy, specialmente dopo tutte le leggi fatte e i vari avvisi che vengono decantati continuamente: non dare nome, cognome, dati personali, etc, ai perfetti sconosciuti, specialmente in rete e poi ci pensano direttamente loro.

Quindi state attenti quando registrate un dominio o comunque rifletteteci bene, perché — senza protezione o “presta nome” — la privacy non esisterà più, per cui usare nomi fittizi o simili per tutelarsi, diventerà praticamente inutile.

Un lungo percorso

Ieri, leggendo un post di Eka, ho ripensato a tutta la mia storia “alimentare”, giungendo alla conclusione che in questi ultimi anni, nella mia vita e/o nella mia testa, c’è stata indubbiamente una svolta molto importante sotto quel punto di vista, tanto da potermi quasi dichiarare completamente fuori da quelle vecchie problematiche.
Dico quasi, perché ho un po’ di “timore” ad essere definitiva con i toni, dato che non vorrei portarmi sfortuna da sola e poi.. ammetto che nel pensarci vengo tutt’ora assalita da una forte incredulità, dato che dopo tutto quello che ho passato, anzi, siamo onesti: dopo tutto quello che mi sono fatta passare negli anni trascorsi questo profondo cambiamento mi sembra quasi irreale.

Questo perché i disturbi alimentari sono difficilissimi da contrastare e superare, specialmente dopo anni in cui ti abitui quasi a “farti del male”, con reazioni ripetute nel tempo, che alla fine diventano assolutamente automatiche, entrando a far parte di te, della tua vita e sì, anche delle persone che ti circondano.

Pensandoci io ho fatto veramente di tutto per farmi del male e in effetti tutto era iniziato proprio per quello scopo, non certo per perdere dei kg di troppo che non c’erano, ma era più facile far credere a tutti che fosse quello il motivo, anche perché facevano tutto loro, senza chiedere, senza soffermarsi a parlarmi per ascoltarmi, no, dato che tutto veniva già stabilito: «è una ragazzina, è in un’età difficile, vorrà dimagrire per imitare qualche coetanea» e se mi parlavano lo facevano solo per dirmi quello che pensavano in merito a quello che supponevano loro ovviamente, con paternali, parole vuote, parole dure e anche tragiche, che al posto di farmi cambiare idea rafforzavano ulteriormente la mia decisione, perché in quel modo mi facevano sentire sulla strada giusta per poter essere finalmente considerata e capita, dato che io volevo solo quello, volevo far capire come stavo e perché stavo così male, proprio perché in quel periodo chi doveva ascoltarmi non voleva farlo, facendo del male non solo a me, ma a tutto il mio piccolo mondo, interiore ed esteriore, sgretolandolo un pezzo alla volta, giorno dopo giorno.

Quindi sì, io volevo farmi del male, convinta che quello fosse l’unico modo per far capire a mia madre che il suo atteggiamento assurdo mi stava letteralmente uccidendo dentro, volevo che provasse — per la prima volta in vita sua — dei sensi di colpa per tutto: me per, per la situazione che aveva creato, per mio fratello, per mio padre, per la famiglia che ci stava togliendo, per come ci stava trattando, ma ovviamente non è mai successo e non lo ha mai capito, continuando per la sua strada, fino a quando un pomeriggio del ’98, pochi giorni prima di natale, le cose sono precipitate e le nostre strade — finalmente — si sono definitivamente separate.

Da lì però non ho più smesso di farmi del male, oramai era entrato nel mio essere, nelle mie reazioni, nei miei perenni sensi di colpa verso mio padre e mio fratello, perché in fondo ero stata solo io a decidere di osteggiarla fino alla fine, ogni giorno, non smettendo mai, neanche davanti alle suppliche di mio padre, fino a spingerla fuori di casa e fuori dalle nostre vite, cosa che per me fu un’immensa liberazione, ma i sensi di colpa verso di loro non mi lasciarono più, neanche dopo, neanche ora che mi hanno confermato più di una volta che era l’unica conclusione possibile e che se potessero tornare indietro non cambierebbero nulla o forse renderebbero tutto il procedimento molto più immediato.

E’ strano come la psiche inneschi certi meccanismi di auto-difesa e auto-distruzione, che talvolta — quando qualcosa va storto — arrivano a fondersi, ed è lì che iniziano i veri problemi, quelli da cui è difficile uscire, perché si cade inesorabilmente in un brutto circolo vizioso, che purtroppo viene identificato come “protettivo”, al posto di “lesivo”, motivo per cui spesso — chi c’è dentro — non ne vuole proprio sapere di uscire e io lo so molto bene, perché per me è stato così per molti, troppi anni, in cui ho letteralmente perso la mia vita, trasformandola in non-vita, incapace di uscire, incapace di accettarmi, incapace di reagire, incapace di affrontare gli altri, incapace di vivere, finendo per accusare di tutto.. me stessa, il mio peso, la mia inadeguatezza, la mia non-perfezione, con cui assurdamente giustificavo tutte le mie incapacità: «sono piena di difetti, non posso.. non possono accettarmi», «sono troppo grassa e brutta, non posso uscire», «sono inadeguata, non posso reagire e poi sarebbe inutile», «sono sbagliata, non posso vivere come gli altri, non me lo permetterebbero..», scuse, sempre tante scuse..

Poi nel 2007 tutto cambiò e tra l’altro fu un libro ad innescare il tutto: Viaggio al termine della notte, di Céline, non chiedetemi perché, ma leggendo le peripezie del protagonista, così negativo, così immeritevole, mi sono chiesta il motivo per cui io mi precludevo a priori ogni cosa, quando nella realtà chiunque, anche la gente peggiore, faceva qualsiasi cosa, senza porsi ne limiti, ne problemi..
Lì, in concomitanza con alcuni problemi familiari “risorti”, persi definitivamente tutti i kg di troppo [presi, rimessi, presi e rimessi], ma solo per via del nervoso profondo durato un mese, dopo di che, a situazione risolta, iniziai a stabilizzarmi e a vivermi in modo differente, anche imbattendomi in forti ansie o pene d’amore abbastanza dolorose, ma senza tornare al punto di partenza, fino ad oggi, ai miei 48 kg, che non escludo diventeranno 50 kg, non perché abbia intenzione di abbuffarmi, ma semplicemente perché un anno fa, quando sono inaspettatamente scesa a 45 kg, ho visto cosa vuol dire avere meno forme, imparando così ad apprezzare le mie curve femminili, capendo come voglio realmente essere senza basarmi su una taglia o su una “classificazione generale”.

Equilibrio però non vuol dire solo questo, infatti non sto meglio solo perché il mio peso è finalmente stabile, sto meglio perché non litigo più con il cibo, non vedendolo più come un mezzo per punirmi, ma solo per nutrirmi, con regolarità e anche con gusto, infatti il mio modo di mangiare e di apprezzare il cibo è radicalmente cambiato, ora gusto e apprezzo realmente tutto, scegliendo con cura, “cucinando” e non eccedendo “per compulsione”, ma solo per sfizio in qualche occasione, mentre prima era tutta un’altra cosa, il gusto era solo un flebile retroscena, infatti non sentivo niente altro oltre all’impulso di ingurgitare e al successivo e lacerante senso di colpa, accompagnato da giorni, settimane e mesi.. di digiuno totale.
Sì, sto meglio prevalentemente perché il mio rapporto con me stessa è cambiato, è più consapevole, così come il mio rapporto con il cibo e solo in ultimo.. con il peso.

E’ stato un lungo ed estenuante percorso, ma ora posso finalmente iniziare a dire di averlo quasi portato a termine e anche con un discreto successo, sebbene chi c’è passato una volta sa bene che dovrà sempre stare attento, specialmente nei periodi più difficili in cui c’è un maggior malessere interiore, perché in fondo ci vuole veramente poco per ricadere dentro quel vortice.

Cambiamenti

Sono strani i cambiamenti,.. o li cerchi, o li eviti, ma quando arrivano l’effetto è sempre lo stesso: confusione e tanta curiosità.

Questo è successo anche in questo caso, in forma molto limitata, visto che un blog resta pur sempre solo un blog e un cambio di piattaforma non è tutta questa grande esperienza, specialmente perché avevo già fatto un procedimento molto simile anni fa, quindi anche la novità era molto relativa, però il cambiamento c’è stato ugualmente ed è palese, qui infatti non c’è più una community di base.. e la grafica d’ingresso, in amministrazione, è molto scarna, un po’ spenta direi, ma almeno non vedo più banner pubblicitari saltellare ovunque, il che mi fa pensare che probabilmente avrei potuto fare molto prima questa scelta, ma in fondo IoBloggo mi piaceva e ci stavo bene, sebbene peccasse un po’ sia nella gestione [per i motivi già risaputi], sia nella community, lato che alla fine mi aveva spinta a non andare più alla ricerca di nuovi blog — cosa che mi è sempre piaciuta fare — visto che mi imbattevo regolarmente o in blog privati o in blog di dubbio gusto, che spaziavano tra “uomini e donne”, “amici”, programmi d’intrattenimento di vario tipo e sport, che poi.. non c’è nulla di male in questo, diciamo così, sono gusti appunto, però era indubbiamente palese che l’età media fosse drasticamente al di sotto della mia, cosa che talvolta mi aveva causato anche mooolte perplessità [il motivo non lo sto a spiegare, perché potrei essere letta come offensiva].

Quindi eccomi qui a “partire da zero”, in un luogo dove ci sono solo io, cosa che sinceramente mette anche una certa angoscia, visto che sembra esserci un isolamento quasi totale, però non si può avere tutto dalla vita, no? e poi ho sempre scritto che questo blog lo tenevo prevalentemente per me e in parte anche per le persone a me vicine, che hanno avuto modo di leggermi o che lo avranno in futuro, per cui tutto sommato credo proprio che questa sia la soluzione migliore sotto ogni punto di vista.

Tengo a precisare una cosa però, è vero che negli anni la figura della “blogstar” si è un po’ assopita e che non viene più abbinata automaticamente a un blog WordPress, a un hosting e/o a un dominio personale, però voglio precisarlo ugualmente: io non sono, non mi sento e non voglio rientrare assolutamente in quella categoria, ne ora, ne mai. Questo è solo un blog “vecchio stampo”: meramente personale e oggettivamente poco interessante per chi segue blog di informazione, fashion, ironici, a tema, o quant’altro, chi mi segue lo sa, io non miro a scrivere un libro, quindi non mi importa ne di essere interessante, ne di essere brillante, ne di essere alla moda e neppure di farmi linkare/seguire da ogni sito/persona esistente sul web.

Precisazione superflua per chi mi legge già da un po’,  lo so, ma usare WordPress mi mette sempre una certa agitazione, forse per via della mia passata esperienza, in cui alla fine si era insinuata un po’ di ansia da prestazione, che non solo mi aveva bloccata, ma mi aveva fatta tornare addirittura su Splinder.