Un lungo percorso

Ieri, leggendo un post di Eka, ho ripensato a tutta la mia storia “alimentare”, giungendo alla conclusione che in questi ultimi anni, nella mia vita e/o nella mia testa, c’è stata indubbiamente una svolta molto importante sotto quel punto di vista, tanto da potermi quasi dichiarare completamente fuori da quelle vecchie problematiche.
Dico quasi, perché ho un po’ di “timore” ad essere definitiva con i toni, dato che non vorrei portarmi sfortuna da sola e poi.. ammetto che nel pensarci vengo tutt’ora assalita da una forte incredulità, dato che dopo tutto quello che ho passato, anzi, siamo onesti: dopo tutto quello che mi sono fatta passare negli anni trascorsi questo profondo cambiamento mi sembra quasi irreale.

Questo perché i disturbi alimentari sono difficilissimi da contrastare e superare, specialmente dopo anni in cui ti abitui quasi a “farti del male”, con reazioni ripetute nel tempo, che alla fine diventano assolutamente automatiche, entrando a far parte di te, della tua vita e sì, anche delle persone che ti circondano.

Pensandoci io ho fatto veramente di tutto per farmi del male e in effetti tutto era iniziato proprio per quello scopo, non certo per perdere dei kg di troppo che non c’erano, ma era più facile far credere a tutti che fosse quello il motivo, anche perché facevano tutto loro, senza chiedere, senza soffermarsi a parlarmi per ascoltarmi, no, dato che tutto veniva già stabilito: «è una ragazzina, è in un’età difficile, vorrà dimagrire per imitare qualche coetanea» e se mi parlavano lo facevano solo per dirmi quello che pensavano in merito a quello che supponevano loro ovviamente, con paternali, parole vuote, parole dure e anche tragiche, che al posto di farmi cambiare idea rafforzavano ulteriormente la mia decisione, perché in quel modo mi facevano sentire sulla strada giusta per poter essere finalmente considerata e capita, dato che io volevo solo quello, volevo far capire come stavo e perché stavo così male, proprio perché in quel periodo chi doveva ascoltarmi non voleva farlo, facendo del male non solo a me, ma a tutto il mio piccolo mondo, interiore ed esteriore, sgretolandolo un pezzo alla volta, giorno dopo giorno.

Quindi sì, io volevo farmi del male, convinta che quello fosse l’unico modo per far capire a mia madre che il suo atteggiamento assurdo mi stava letteralmente uccidendo dentro, volevo che provasse — per la prima volta in vita sua — dei sensi di colpa per tutto: me per, per la situazione che aveva creato, per mio fratello, per mio padre, per la famiglia che ci stava togliendo, per come ci stava trattando, ma ovviamente non è mai successo e non lo ha mai capito, continuando per la sua strada, fino a quando un pomeriggio del ’98, pochi giorni prima di natale, le cose sono precipitate e le nostre strade — finalmente — si sono definitivamente separate.

Da lì però non ho più smesso di farmi del male, oramai era entrato nel mio essere, nelle mie reazioni, nei miei perenni sensi di colpa verso mio padre e mio fratello, perché in fondo ero stata solo io a decidere di osteggiarla fino alla fine, ogni giorno, non smettendo mai, neanche davanti alle suppliche di mio padre, fino a spingerla fuori di casa e fuori dalle nostre vite, cosa che per me fu un’immensa liberazione, ma i sensi di colpa verso di loro non mi lasciarono più, neanche dopo, neanche ora che mi hanno confermato più di una volta che era l’unica conclusione possibile e che se potessero tornare indietro non cambierebbero nulla o forse renderebbero tutto il procedimento molto più immediato.

E’ strano come la psiche inneschi certi meccanismi di auto-difesa e auto-distruzione, che talvolta — quando qualcosa va storto — arrivano a fondersi, ed è lì che iniziano i veri problemi, quelli da cui è difficile uscire, perché si cade inesorabilmente in un brutto circolo vizioso, che purtroppo viene identificato come “protettivo”, al posto di “lesivo”, motivo per cui spesso — chi c’è dentro — non ne vuole proprio sapere di uscire e io lo so molto bene, perché per me è stato così per molti, troppi anni, in cui ho letteralmente perso la mia vita, trasformandola in non-vita, incapace di uscire, incapace di accettarmi, incapace di reagire, incapace di affrontare gli altri, incapace di vivere, finendo per accusare di tutto.. me stessa, il mio peso, la mia inadeguatezza, la mia non-perfezione, con cui assurdamente giustificavo tutte le mie incapacità: «sono piena di difetti, non posso.. non possono accettarmi», «sono troppo grassa e brutta, non posso uscire», «sono inadeguata, non posso reagire e poi sarebbe inutile», «sono sbagliata, non posso vivere come gli altri, non me lo permetterebbero..», scuse, sempre tante scuse..

Poi nel 2007 tutto cambiò e tra l’altro fu un libro ad innescare il tutto: Viaggio al termine della notte, di Céline, non chiedetemi perché, ma leggendo le peripezie del protagonista, così negativo, così immeritevole, mi sono chiesta il motivo per cui io mi precludevo a priori ogni cosa, quando nella realtà chiunque, anche la gente peggiore, faceva qualsiasi cosa, senza porsi ne limiti, ne problemi..
Lì, in concomitanza con alcuni problemi familiari “risorti”, persi definitivamente tutti i kg di troppo [presi, rimessi, presi e rimessi], ma solo per via del nervoso profondo durato un mese, dopo di che, a situazione risolta, iniziai a stabilizzarmi e a vivermi in modo differente, anche imbattendomi in forti ansie o pene d’amore abbastanza dolorose, ma senza tornare al punto di partenza, fino ad oggi, ai miei 48 kg, che non escludo diventeranno 50 kg, non perché abbia intenzione di abbuffarmi, ma semplicemente perché un anno fa, quando sono inaspettatamente scesa a 45 kg, ho visto cosa vuol dire avere meno forme, imparando così ad apprezzare le mie curve femminili, capendo come voglio realmente essere senza basarmi su una taglia o su una “classificazione generale”.

Equilibrio però non vuol dire solo questo, infatti non sto meglio solo perché il mio peso è finalmente stabile, sto meglio perché non litigo più con il cibo, non vedendolo più come un mezzo per punirmi, ma solo per nutrirmi, con regolarità e anche con gusto, infatti il mio modo di mangiare e di apprezzare il cibo è radicalmente cambiato, ora gusto e apprezzo realmente tutto, scegliendo con cura, “cucinando” e non eccedendo “per compulsione”, ma solo per sfizio in qualche occasione, mentre prima era tutta un’altra cosa, il gusto era solo un flebile retroscena, infatti non sentivo niente altro oltre all’impulso di ingurgitare e al successivo e lacerante senso di colpa, accompagnato da giorni, settimane e mesi.. di digiuno totale.
Sì, sto meglio prevalentemente perché il mio rapporto con me stessa è cambiato, è più consapevole, così come il mio rapporto con il cibo e solo in ultimo.. con il peso.

E’ stato un lungo ed estenuante percorso, ma ora posso finalmente iniziare a dire di averlo quasi portato a termine e anche con un discreto successo, sebbene chi c’è passato una volta sa bene che dovrà sempre stare attento, specialmente nei periodi più difficili in cui c’è un maggior malessere interiore, perché in fondo ci vuole veramente poco per ricadere dentro quel vortice.

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6 Commenti per Un lungo percorso

  1. martinalamatta
    venerdì, 05 novembre 2010 at 08:28 (7 anni ago)

    Una volta un’amica mi disse the only way out is through… e alla fine ha ragione, se non ci passi non sai cosa significa, e qualsiasi parola è vuota e sa di luogo comune.

    Tutto perchè non ci amiamo abbastanza e probabilmente siamo stati cresciuti convinti di non valere poi molto e di non meritarci il meglio. Ma ce lo meritiamo, come tutti.

    Io penso che è vero che caderci dentro è un attimo, ma una volta che ne sei fuori sai riconoscere anche quando siei lì lì… perchè auto-difesa e auto-distruzione si sono nuovamente separate e distinte e il tuo corpo va contro la tua mente (almeno a me è capitato così).

    Fa tutto parte della Sylia che sei… è alla fine col bene e col male, sei diventata un personaggino interessante, dai… siine fiera! ;)

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    • Sylia
      venerdì, 05 novembre 2010 at 09:50 (7 anni ago)

      Martina: E’ vero, il campanello d’allarme è sempre lì, allenato e capace di riconoscere ogni minima avvisaglia, infatti in questi ultimi anni si è fatto sentire in alcune occasioni, riportandomi sull’attenti e delineando ulteriormente il confine tra auto-difesa e auto-distruzione, perché quando si ricade, vuol proprio dire che il confine si è nuovamente fuso..

      Sul “personaggio interessante” non so cosa rispondere,.. diciamo che dipende dai punti di vista e dalle argomentazioni affrontate suppongo ;)

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  2. eka
    venerdì, 05 novembre 2010 at 10:15 (7 anni ago)

    Come ti ho scritto di la… questo cambiamento a me era evidente da parecchio tempo. Non più “wishlist” strane, come ai tempi di splinder, non più strane manie di autodistruggersi, non nutrendosi.
    E sono felice per te, perchè dopo tanti anni un pochino ti ho capita, ed un pochino ti conosco, e fa sempre piacere sapere che qualcuno è riuscito a vincere il proprio mostro interiore.

    Io ho avuto problemi simili, come sai. Ogni dispiacere era collegato direttamente dal cervello allo stomaco. Il mangiare non era più un atto d’amore verso il mio corpo, ma una violenza. Ci sono stati giorni in cui mi addormentavo con la bocca ancora piena di schifezze, e mi svegliavo con l’emicrania.
    Ed ora, guardami, sono lì che predico il mangiar sano, faccio sport, mi voglio bene, apprezzo i miei difetti, quello che a 16 anni mi faceva del male, ora, a 26, mi rende forte e fiera di me stessa.
    Ritornare indietro, mai! Nemmeno per prendere la rincorsa.

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    • Sylia
      venerdì, 05 novembre 2010 at 10:36 (7 anni ago)

      Eka: spero di averlo vinto, sì, anche se ammetto di essere sempre cauta, perché come ho scritto inizialmente, questo cambiamento stupisce anche me.

      Non sono l’unica ad aver avuto ottimi risultati però, anche il tuo cambiamento è palese, anche se io non credo di averti mai conosciuta nel pieno della tua fase auto-distruttiva, dato che ti ricordo sempre con la voglia di fare movimento, di raggiungere i tuoi obiettivi e di imparare sia a mangiare, sia a volerti bene, comunque è vero che nell’ultimo anno ti sento decisamente meglio, più tranquilla e in sintonia con te stessa, forse perché dopo tanto tempo hai visto dei reali e soddisfacenti risultati.

      Neanche io tornerei indietro, forse neanche se potessi cancellare tutte queste problematiche, perché in fondo credo di essere più forte e consapevole ora, di quella consapevolezza che non avrei mai avuto senza la lotta contro i disturbi alimentari.
      Quindi.. va bene così :)

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  3. bradipomissile
    martedì, 09 novembre 2010 at 10:42 (7 anni ago)

    Beh, non so cosa dirti se non farti i complimenti.
    Ognuno ha le sue lotte interiori per migliorarsi oppure per sconfiggere un malessere interiore.
    E sono le lotte più difficili da portare avanti.
    Brava!

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    • Sylia
      martedì, 09 novembre 2010 at 11:35 (7 anni ago)

      bradipomissile: Grazie :)

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