Spese Veterinarie & Info Varie

Voglio parlare di spese veterinarie per quanto riguarda i gatti, non perché sia di interesse globale, ma semplicemente perché cercando informazioni in giro — quando mi servivano — io non ero riuscita a trovare proprio niente, non in merito ai costi e quindi ho deciso di rimediare, anche come semplice promemoria.

Parto dai vaccini, che a quanto pare non sono un argomento confuso, ma molto di più.
Infatti alcuni veterinari propendono per svariati vaccini l’anno, con richiami continui, mentre altri sono per i vaccini singoli, senza troppi richiami, tranne per i cucciolotti, a cui dopo i primi due mesi di vita viene fatto sempre il vaccino principale, chiamato “trivalente”, che copre malattie come il calicivirus, la panleucopenia felina [meglio conosciuta come la Gastroenterite felina] e la rinotracheite felina, con un richiamo successivo che dev’essere fatto dopo appena 3 mesi circa, per poi rifarlo una volta l’anno.
Nel caso di Maia hanno usato prima il Nobivac Tricat, poi il Feligen CRP [un equivalente del Nobivac Tricat] per il richiamo e il Nobivac Tricat Trio per gli anni successivi, a un costo di 42 € circa.

Per la mia esperienza, i veterinari tendono a fare anche il vaccino per la leucemia felina [Felv], chiamato Leucogeligen, a 30 €, che però non è obbligatorio nel caso in cui il gatto non dovesse mai uscire di casa, anzi, in questo caso è addirittura sconsigliato farlo, perché il vaccino stesso — con il tempo — sembra che possa causare delle piccole forme tumorali, inoltre, prima di fare questo tipo di vaccino, sarebbe altamente consigliabile fare il test di positività o negatività Felv [meglio anche Fiv, a cui però NON esiste alcun vaccino] al gatto, perché se quest’ultimo dovesse risultare positivo, il vaccino — oltre ad essere inutile — diventerebbe addirittura nocivo, accelerando il percorso della malattia.

Nel caso di Maia ammetto che non le avevamo mai fatto fare il test specifico, fino ad oggi, scoprendo per fortuna che è negativa sia al Felv, sia al Fiv, tutto al “modico” costo di 50 €, facendole prelevare dal veterinario un po’ di sangue dalla zampina e mettendo qualche goccia su un piccolo tester “fai-da-te”, simili a quelli per le gravidanze, scoprendo il risultato dopo pochissimi minuti.
In ogni modo, abbiamo comunque deciso di non farle più fare il vaccino Leucofeligen, visto che la piccola non esce mai di casa e non ha ne modo di incontrare altri gatti, ne di frequentare posti “infettati”, limitandoci così a un solo vaccino all’anno, scelta che sicuramente Maia apprezzerà moltissimo.

C’è un’altra malattia abbastanza importante, che se sviluppata porta inesorabilmente alla morte del gatto e che spaventa abbastanza, confondendo un po’ tutti, ed è la Fip.
La confusione è data dal coronavirus, che a quanto sembra è presente addirittura nel 70% dei gatti e che tendenzialmente non comporta alcun problema particolare, ne ai grandi, ne ai piccini, oltre a qualche lieve problemino intestinale, che si risolve da solo dopo poco tempo, ma che in determinati mici — non si sa ancora perché — si può tramutare nel temutissimo Fip.
Un po’ come i virus dell’Herpes, presenti nel 90% della popolazione mondiale, che però non vengono sviluppati da tutti in forma cronica, anzi, molti non li sviluppano mai, in alcuna circostanza.
E’ come un terno al Lotto, ma in negativo, ed è proprio per questo che il test specifico non è ritenuto per nulla affidabile, ma solo dispendioso, perché al massimo può scorgere solo se gli anticorpi per il coronavirus sono assenti, quindi con nessuna possibilità di avere la malattia, oppure presenti, cosa che però non indica se il gatto è realmente malato, cioè Fip positivo, con tanto di possibile contagio mortale per gli altri gatti.
Motivo per cui i veterinari solitamente non lo consigliano spontaneamente, specialmente per quei gatti “non a rischio”, che non sono mai usciti di casa e che hanno già compiuto i 2/3 anni di età, senza alcun segnale della malattia, dato che essendo abbastanza devastante, tendenzialmente ci mette anche poco a manifestarsi, una volta attiva.
Questo è il motivo per cui Maia non lo ha fatto, perché ha già 2 anni, i suoi genitori stanno tutt’ora bene e anche l’unico altro gatto con cui è mai venuta in contatto sta benissimo, quindi diciamo che il problema non dovrebbe porsi, anche e specialmente secondo il veterinario, che ha giudicato tale possibilità “assurda”.
Capisco se avessi voluto farla riprodurre per poi vendere i cuccioletti e quindi fare un investimento anche con l’acquisto di un gatto maschio, però non è questo il caso, motivo per cui anche se avesse gli anticorpi del coronavirus penserei ugualmente di prendere un micione, mentre invece non sarebbe successo se fosse stata positiva a Fiv e Felv.

Lo sottolineo solo perché mi è capitato di parlare con una ragazza molto spaventata da tutto ciò, che mi aveva chiesto se avessi fatto controllare la mia Maia un po’ per tutto, compreso il coronavirus [da qui l'affermazione del veterinario: «che pretesa assurda»], sebbene fossi stata io a contattare lei per un micino da compagnia, quindi sarebbe stato più logico il contrario, dato che sono controlli che dovrebbero essere fatti “alla base”, partendo dai genitori appunto, assicurandosi della loro buona salute, per poi farli accoppiare senza l’intromissione di altri gatti potenzialmente “a rischio”, cosa che vale per tutti i gatti, di razza e non, perché è solo in quel modo che si possono limitare ed estinguere certe brutte malattie.

Dopo tutte queste precisazioni un po’ ansiogene, passiamo a un’altra grande spesa che solitamente viene affrontata da chi possiede un gatto e non vuole farlo accoppiare, sia per evitare i problemi legati “al calore”, sia per evitare una situazione di contagio [specialmente per quei gatti che vivono fuori casa, i randagi in primis], ed è la sterilizzazione — ovariectomia gatta — che a noi è costata 151,01 €.
Qui devo fare una piccola precisazione: se avete un bel gatto sano d’appartamento, che non esce mai, pensateci un po’ su prima di sterilizzarlo, ve lo dice una che se n’è pentita.
È vero che il gatto dopo starà molto meglio, senza calori e pene varie, però è un procedimento irreversibile, che non vi permetterà mai di avere un micino nato dal vostro gatto, desiderio che potrebbe insinuarsi con il tempo, anche solo per avere un secondo micio dalle stesse caratteristiche fisiche.

Fine.

Spero che in futuro non dovremo affrontare altri generi di spese veterinarie, ma in tal caso.. aggiornerò.

4 Commenti per Spese Veterinarie & Info Varie

  1. martinalamatta
    lunedì, 19 settembre 2011 at 23:37 (6 anni ago)

    :cry: io sono ancora sensibile all’argomento, soprattutto perchè Salomè <3 è morta che era ancora una micina, e nonostante tutto la sterilizzai (aveva l'utero piccolissimo e glielo lasciarono, tolsero solo le ovaie).
    Mi sembra di ricordare che anche io avevo fatto fare subito 1 vaccino con un richiamo dopo qualche settimana, e le analisi fiv-felv prima dell'intervento perchè il vete sospettava che fosse malata (globuli bianchi troppo alti)… pensa che avevano provato in tre a tenerla ferma per il prelievo di sangue e non c'erano riusciti, avevano dovuto sedarla… e poi fortunatamente mi fece un prezzaccio di tutto… però ecco, vorrei averla ancora qui. :(

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    • Sylia
      martedì, 20 settembre 2011 at 00:19 (6 anni ago)

      Mi dispiace :( a quel punto strano che non abbiano fatto anche l’accertamento per la Fip, sebbene — come ho scritto nel post — l’unico risultato attendibile è la negatività, mentre con la positività in fondo non si ottiene proprio alcuna risposta, però se il micio si ammala ci sono determinati sintomi, si vede proprio che sta molto male.. da quanto ho letto e detto dal veterinario.
      La mia Maia non me l’avevano testata prima della sterilizzazione [solo le ovaie anche la mia, modalità comune per le gattine piccole], non me lo avevano neppure mai chiesto, forse perché essendo persiana davano per scontato che io mi fossi informata prima sulla salute dei genitori, ma io francamente all’epoca non le sapevo neppure queste cose, non così.

      Comunque per prenderle il sangue lei è stata bravissima, non ha neppure miagolato, anche se il veterinario l’avrà bucata almeno 6 volte e da entrambe le zampette, perché non riusciva a trovare bene la vena, però l’ho aiutato a calmarla, tenendola ferma, anche se delicatamente e coccolandola. A prelievo finito si è tirata indietro piano-piano, scivolando con il sederino, per mettersi vicino al mio ventre e farsi abbracciare per sentirsi al sicuro,.. solo dal veterinario fa queste cose però. :/

      Non vorrei essere indelicata, ma non ti è proprio più venuto il desiderio, o anche solo il pensiero di prendere un altro gatto? Non per sostituire Salomè, perché un affetto comunque non si sostituisce, ma per riaprirti a un altro affetto felino.. e sai quanto può dare.

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  2. martinalamatta
    martedì, 20 settembre 2011 at 11:28 (6 anni ago)

    Mah, in realtà ho provato a tenere un altro gatto (di una mia amica, abbiamo tentato una sorta di pet-therapy) ma non ha funzionato, lui era un gatto che stava sempre in casa e pensavo che da me si sarebbe ambientatao, ma appena ha scoperto che aveva un bilocale da dominare incontrastato è cambiato completamente e voleva sempre uscire… e io stavo in apprensione ogni volta.

    Adesso non ne prenderei più, non riesco ad affezionarmi ad un gatto, lei è stata la mia bambina e difficilmente tornerò ad occuparmi di gatti, diciamo che mi limito a lasciar fuori qualcosa per quelli del quartiere (ce ne sono 4 tutti neri)… oltretutto il mio compagno è allergico, quindi ho un deterrente maggiore.

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    • Sylia
      martedì, 20 settembre 2011 at 12:04 (6 anni ago)

      Peccato :(

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