Twitter

Tra un tweet e l’altro, alla fine mi sono resa conto che forse era meglio privatizzare il mio account di twitter, non perché scrivessi chissà cosa, ma semplicemente perché lì sopra talvolta mi lascio andare con frasi più personali del dovuto, o a scazzi temporanei, e francamente non mi sembra il caso di renderli accessibili a chiunque, specialmente ora.

Avendo un blog pubblico da tempo, potrebbe sembrare che della privacy me ne infischio, in realtà è esattamente l’opposto e il mio profilo su Facebook ne è la palese dimostrazione: vuoto totale, di me, di quello che sono, c’è veramente ben poco, questo perché sono diffidente a priori, non ho nulla da nascondere, però preferisco non aprirmi mai totalmente, specialmente quando poi non ho più alcun controllo sulle informazioni fornite e su chi può trovarle [cosa che molti spesso si dimenticano..].

Queste pagine, bene o male, sono neutrali, ok, c’è anche qualche post più personale, ma nulla di particolare, inoltre quasi ogni parola racconta solo di me, senza esprimere pensieri eccessivamente scomodi verso qualcosa e/o qualcuno, cosa che fa indubbiamente una certa differenza.

Quindi.. niente, volevo un piccolo posticino dove poter scrivere liberamente i miei mini-pensieri, senza farmi troppi problemi e senza causarne ad altri, cosa totalmente lecita suppongo, specialmente quando in alcuni casi bisogna mantenere una certa parvenza di “serietà” e “pseudo-professionalità”, anche nella prospettiva — ottimistica — di un lavoro serio, perché in fondo.. “non si sa mai”, no?

L’unica cosa che mi lascia perplessa e che mi inquieta un pochino, è il secondo account, creato appositamente per essere “professionale” [o giù di lì] e per poter interagire in futuro con i conoscenti della vita reale, abbinandolo quindi anche al tanto odiato facebook, però credo che oramai sia quasi essenziale averlo, no? Anche solo per apparire al passo con i tempi, specialmente attualmente in cui tutto sembra avere un certo peso.

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