L’indignazione che mi Indigna

Sono rigida, sì, su certe questioni non transigo.
Se gestisci un’azienda e/o un’associazione, DEVI essere professionale, punto, dal mio punto di vista non c’è scusante che tenga, peggio ancora se quest’ultima è personale o una reazione di “isteria collettiva” [sì, perché quella che ho visto in questi giorni sul WEB è isteria collettiva, poche ciance, un tam-tam dato da un'indignazione basata prevalentemente su titoli d'effetto].

Motivo per cui francamente, per alcune uscite, su alcuni gruppi rilevanti di FaceBook, me la sono presa così tanto, perché a mio modestissimo avviso non è possibile fomentare la violenza, per contrastare la violenza, non è il Paese civile che vorrei, uno in cui i Giudici vengono messi alla gogna pubblica [con tanto di violenza sessuale sulle giudici donne e/o figlie/sorelle] per sentenze non condivise, in cui viene praticata la pena capitale, la castrazione chimica come regola di base, e l’incarcerazione immediata, sempre e comunque, per ogni uomo denunciato di violenza, così, sulla mera fiducia, considerandoli colpevoli fino a prova contraria ["Il Processo", di Kafka, non dice proprio niente?!]
La storia — addirittura recente — ha mostrato che purtroppo certe denunce non sono basate sempre sulla realtà, quindi — per come stanno le cose ora: carenza di educazione, anche femminile — sarebbe un abuso vero e proprio passare sopra a ogni diritto, senza indagini e prove. Punto.

Che poi come sempre si passa da un estremo all’altro: c’è chi demonizza le donne in ogni modo, cercando di farle apparire come bastarde dentro, in ogni istante della loro vita, con l’unica intenzione di distruggere l’uomo, e poi c’è chi invece le santifica, a ogni costo, non accettando la minima contestazione, neanche quando si riportano fatti concreti di alcune donne che no, così sante in effetti non sono proprio, perché sono le prime a fare stalking, o peggio ancora, a denunciare solo per mettere nei guai un uomo, o una donna, poco gradito/a [perché capita eh?], più tante altre varianti.

…ma una via di mezzo non esiste? Una mentalità “di gruppo” aperta e razionale, che comprende, senza rinnegare, i difetti e le “colpe” di entrambe le parti, quelle maschili e quelle femminili??
A mio avviso è solo così che si potrà trovare una legislazione giusta e adeguata a ogni tipo di violenza, perché diciamolo: indignarsi per un titolone sul giornale, alla TV, o sui link/immagini di FaceBook è troppo facile e dannatamente lesivo, dato che non porta proprio a NIENTE oltre a una gigantesca disinformazione di massa, condita da troppe parole inneggianti la violenza, contro tutto e tutti.

Avessi visto un articolo, un link, una qualsiasi cosa su quelle pagine di FB, che oltre all’indignazione superficiale per una sentenza avesse scritto le cose come stanno, cioè che non è vero che lo stupro di gruppo dall’oggi al domani sarà impunito, palle e palle, il carcere c’è ancora, eccome se c’è! È semplicemente stata aggiunta l’opzione degli arresti domiciliari, mentre prima i Giudici potevano decidere solo tra incarcerazione preventiva o libertà [e quasi sicuramente molti sceglievano la seconda opzione, visto che un semplice sospettato - senza prove decisive alla mano - è innocente fino a prova contraria].
Aggiungendo successivamente che l’indignazione, lo sconcerto, la rabbia ci sta comunque, sì, ma non per la modifica in se, bensì perché ancora una volta si è pensato solo ed esclusivamente a un “miglioramento” per l’accusato/sospettato, senza apportare alcuna miglioria/aggiunta/modifica per la tutela della vittima [anche lei è vittima fino a prova contraria].

Questo sì che indigna anche me, perché la legge italiana è ancora troppo distante dalla realtà e dalle vittime, lasciandole costantemente sole, in balia non solo dei loro carnefici, ma troppo spesso anche delle famiglie di quest’ultimi, se non addirittura di un intero paese [.. perché in Italia siamo così retrogradi che succede pure questo].

Ci vuole una profonda rieducazione in Italia e la legge dovrebbe servire anche a questo, con dei provvedimenti precisi [pensati prima di tutto per la tutela della vittima, che purtroppo ancora mancano], per tutte le persone interessate, ma anche con l’obbligo di un supporto — rieducativo e psicologico appunto — altrimenti nulla cambierà mai,.. nulla.

..e il sentirmi attaccata, da soggetti che si ritengono antiviolenza e contro la violenza di genere, per le cose che ho appena scritto, io lo trovo veramente assurdo, ma gli estremismi ahimè comportano proprio questo: zero ascolto e tutto attacco.

Che poi ripeto, siamo tutti bravi a urlare vendetta e disgusto contro i cattivi e le ingiustizie, ma non è così che si può cambiare il sistema, bensì urlando i cambiamenti da apportare, punto per punto, e leggendo su FB mi sono imbattuta in una Nota scritta da una giurista, Dafne Anastasi, che sì, finalmente propone almeno una strada da seguire, propone dei cambiamenti REALI, non mera, inutile e lesiva indignazione:

Alcune leve giuridiche per contrastare la violenza degli uomini alle donne.

Le cifre innanzitutto. Perché se è vero che il quanto non può spiegare il perché è pur vero che i numeri possono dirci da dove cominciare per capire. E i numeri, spaventosi, ci dicono che nel nostro Paese ci sono il vuoto e il pieno. Il vuoto delle tutele e il pieno del pregiudizio.

La violenza, se e quando penalmente punita, è tale e riconosciuta come tale solo una volta avvenuta, acclarata, bilanciata. Come se il momento immediatamente prima, la paura, le minacce, le ritorsioni non fossero già esse stesse violenza. La metà delle donne italiane ha subito nella vita una violenza sessuale, fisica o psicologica. Il nostro è un paese dove ogni 7 minuti, più o meno il tempo di arrivare in fondo a questa lettura, si compie o si tenta di compiere uno stupro. In Italia, le donne che hanno conosciuto una violenza grave nel corso della vita sono 6 milioni e 743 mila. Per quasi un milione si tratta di uno stupro; per 5 milioni di una violenza a sfondo sessuale; per 4 milioni di una violenza fisica; e per 7 milioni e 134 mila, cioè un’italiana su 4, di una persecuzione psicologica.

Le 25000 donne tra i 16 e i 70 anni contattate dai ricercatori raccontano un mondo femminile aggredito e malmenato che conosce bene, addirittura convive con i suoi persecutori.

A uccidere, violentare, sottomettere, sono prevalentemente mariti, figli, padri, incapaci di tollerare pareti domestiche troppo strette, abbracci assillanti o abbandoni che lasciano scoperte fragilità e dipendenze insospettate. Ed ecco che, quando l’aggressore non ha il volto dello sconosciuto o dello straniero che si incontra casualmente per strada, ma siede alla stessa tavola, dorme nello stesso letto, anche l’offesa perde i suoi contorni.

E qui, dentro le mura domestiche, il vuoto e il pieno si intersecano: l’offesa trova comprensione e produce resistenze sotterranee. Proprio all’interno del rapporto di coppia possono annidarsi, infatti, forme di violenza più strisciante e sottile, e perciò meno agevolmente riconoscibili, alla cui nascita si collocano spesso interferenze di complessi e variegati fattori quotidiani. Paradossalmente, se l’aggressore è una persona vicina, la donna, condizionata da un comune tessuto sociale preferisce non denunciare. La paura, il timore di una stigmatizzazione o di un’inversione del ruolo vittima-aggressore, invero non infrequente nei processi per stupro, fanno si che subisca senza dire anche per tutta la vita. La responsabilità di questa mancanza di coraggio non può essere imputata solo a loro: tutta la società deve ridisegnare i suoi modelli e prevedere mezzi per aiutarle a “uscire dal silenzio”.

Fino a quando la violenza sulle donne verrà considerato un problema di genere non troverà soluzione, perché le cause che l’alimentano hanno radici secolari che non possono essere recise se si guarda con un occhio solo.

Questo intervento nasce dal desiderio di blindare in tecniche normative la risposta ai bisogni di alcune donne che hanno subito a vario titolo violenza e che nel raccontarmelo sentivano che lo Stato le aveva lasciate da sole.
La tutela non può prescindere dall’attenzione a ogni singolo aspetto tecnico: per quanto noioso e fumoso è su di esso che si gioca la vita delle donne.

MODIFICHE AL CODICE PENALE

  1. Spostare da reato contro la personalità individuale e la libertà personale a reato contro l’incolumità individuale. L’appartenenza ad un titolo del codice penale piuttosto che ad un altro non è solo questione di semantica giuridica ma anche indice rilevatore dell’importanza del bene della vita da tutelare.
  2. Nella formulazione del reato di violenza aggiungere la parola inganno a violenza o minaccia – Si pensi a tutte le ipotesi di utilizzo delle ormai tristemente note droghe dello stupro.
  3. La creazione di un reato autonomo per la violenza domestica che tipizzi in un’unica norma la qualità delle persone coinvolte. Esso è  diverso da maltrattamenti in famiglia che invece è un reato abituale  e non è configurabile nella forma del tentativo e va esteso anche ai conviventi e non solo ai coniugi.

MODIFICHE AL CODICE DI PROCEDURA PENALE:
Procedibilità d’ufficio: I reati di violenza dovrebbero essere procedibili d’ufficio- Il PM una volta avuta la notizia di reato dovrebbe poter aprire un fascicolo.Attualmente, infatti, sono perseguibili solo a querela di parte e molto spesso non vengono allo scoperto perché la donna ha paura di denunciare.
Io credo inoltre che la violenza sia un reato plurioffensivo, in quanto contro la donna ma anche contro la collettività, tanto è vero che spesso gli enti locali si costituiscono parte civile nei processi per stupro.
Attualmente, invece,  diventa d’ufficio solo in caso di inottemperanza a divieto di avvicinamento o minacce gravi e questo non solo non è sufficiente ma di fatto segue una denuncia  già stata espletata.
Custodia cautelare: problema art. 280 c.p.p. “ la custodia cautelare in carcere può essere disposta solo per delitti, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni.
E vediamoli uno per uno e capiremo perché quando si va dai carabinieri ci dicono che non possono fare niente
Ingiuria: reclusione fino a 6 mesi;
Violenza privata: fino a quattro anni;
Minaccia:multa fino a 51 euro
Lesioni:reclusione da tre mesi a tre anni ;
L’unico reato che astrattamente lo consente è quello di maltrattamenti in famiglia: ma essendo un reato abituale, che richiede dunque una serie di atti violenti,  magari nel frattempo è troppo tardi per la tutela.
SOLUZIONE: Prevedere la specifica  custodia cautelare in materia di violenza sessuale e in deroga all’art. 280 c.p.p.

In correlazione col diritto di famiglia:

  1. sospensione o revoca della patria potestà indipendentemente da un processo incardinato davanti a un giudice civile sez. famiglia o  tutelare-  in subordine l’obbligo di trasmissione agli atti da parte del giudice penale al giudice civile;
  2. Inammissibilità della domanda di separazione per colpa (giudiziale) in caso di condanna a violenza sessuale o maltrattamenti. Sembra assurdo ma oggi il marito può essere condannato in sede penale e vincere la separazione per colpa ( ad esempio perché la donna si è allontanata dalla casa familiare) in sede civile.

Tutela parte offesa: da un recente incontro al CSM sul tema è emersa la necessità di modifiche al codice di procedura penale per l’introduzione di  nuovi diritti per le parti offese- Avviso automatico di conclusione delle indagini preliminari ex. art 415 bis anche alla parte offesa. Tagliare la testa al toro riconoscendo il diritto alla parte offesa a essere informata  di qualunque step processuale indipendentemente da un’esplicita richiesta processuale.
Ratio di struttura:

  1. diminuire gli ambiti in cui il giudice può (facoltà) e aumentare quelli in cui il giudice deve (diritto-dovere).
  2. Limare bene i meccanismi probatori e presuntivi  e introdurre forti poteri istruttori in capo al giudice in maniera tale da offrire effettiva tutela alle donne, senza far dipendere l’esito del procedimento dalla bravura del legale che le assiste e contemporaneamente fugare il pericolo di utilizzare il processo come strumento ritorsivo o minatorio verso il compagno.

SANZIONI DEONTOLOGICHE

Specifiche sanzioni disciplinari e deontologiche per gli avvocati  che utilizzino in fase dibattimentale metodi offensivi tesi a screditare la vittima e a legittimare da parte dell’autore del reato con metodi subdoli, lo ius corrigendi in caso di infedeltà.
Dunque  no “domande superflue su vita privata”: talvolta si indugia troppa su particolari estranei al thema decidendum del processo e la prova che si cerca in Tribunale  non è più se la violenza si sia effettivamente verificata ma se la donna se la fosse meritata o peggio inventata. In altre parole, va raddrizzato il punto di vista processuale che spesso gli avvocati forzano. Come? Coinvolgendo il Consiglio Nazionale Forense o i Presidenti di Tribunale.

MISURE AGGIUNTE

  • Il riconoscimento alla vittima di misure di sostegno economico-lavorative come il  diritto alla  riduzione dell’orario di lavoro, alla sospensione della relazione professionale con riserva del posto accompagnato da un sussidio di disoccupazione e la partecipazione a programmi di  reinserimento mirati.
  • I pericoli di abuso spesso si annidano negli interstizi dell’organizzazione del lavoro, il rapporto con le aziende necessita di un’inversione di rotta: creare investimenti sensibilmente orientati come la concessione di sussidi addizionali alle imprese che offrono un contratto alle vittime di violenza.
  • La sospensione cautelare della licenza d’armi ai colpevoli o ai sospettati d’atti di violenza contro una donna e non la mera comunicazione all’autorità di pubblica sicurezza ai fini di un’eventuale adozione in materia di armi e munizioni- Si sottolinea che tale previsione non è prevista in nessuno del tre disegni di legge né nel decreto
  • L’automatico intervento degli operatori sanitari i caso di chiamata della vittima al 113 o al 112- Attualmente tale intervento deve essere espressamente richiesto e se la donna, comprensibilmente sotto shock non ha il sangue freddo di chiamare un’ambulanza o andare in ospedale rischia di non poter più far accertare clinicamente i segni che il suo corpo ha subito.

MUTUANDO DALLA LEGGE SPAGNOLA:w Zapatero!!!
Formazione degli operatori diretti e ai rappresentanti dello Stato che sono i primi, fondamentali interlocutori delle vittime. In tal senso viene motivata la creazione di  nuove specializzazioni: unità speciali del Corpo Nazionale di Polizia e dei Carabinieri, giudici speciali con competenze civili e penali, personale medico-infermieristico specializzato. Spesso i soggetti collettivi a difesa delle donne non hanno veste istituzionale, appartengono all’associazionismo e colmano le  lacune dell’ordinamento statuale. Da qui la creazione di nuovi organismi tra cui il Procuratore contro la violenza di genere in funzione di delegato fiscale dello Stato.

RILANCIARE GLI ISTITUTI Già PREVISTI NEL D.D.L. N. 451 XVI LEGISLATURA

Sui muri delle nostre città  serpeggia la distorsione del messaggio corporale: ART: 5 “ I mezzi di comunicazione promuovono la protezione e la tutela dell’eguaglianza tra uomini e donne e evitano ogni discriminazione tra loro”. È vietato utilizzare in modo vessatorio o discriminatorio a fini pubblicitari l’immagine della donna. Il Ministro per le pari opportunità, anche su denuncia del pubblico, di associazioni ed organizzazioni, nonché ogni altra pubblica amministrazione che ne abbia interesse in relazione ai propri compiti istituzionali possono chiedere all’autorità garante della concorrenza e del mercato che siano inibiti gli atti di pubblicità in contrasto con il divieto di cui all’articolo precedente, che sia inibita la loro continuazione e che ne siano eliminati gli effetti.
Art. 7- Modifica dell’art. 572 c.p. – Maltrattamenti: estendere il reato anche ai conviventi, al momento l’articolo parla solo di persona della famiglia;
Art.8 Impossibilità per il colpevole non può invocare a propria scusa l’ignoranza dell’età della persona
La prevenzione a partire dalla scuola: inserimento della materia “educazione per l’eguaglianza e contro la violenza di genere” tra i programmi ministeriali.

E la cosa ridicola e vergognosa, è che addirittura questa donna è stata accusata dagli “indignati infervorati”, di essere dalla parte degli stupratori e contro le donne, solo perché ha cercato di spiegare il senso reale della sentenza incriminata, perché qui sul web, in base a con chi dibatti e per cosa, se non appoggi al 100% il loro pensiero, o sei una NaziFemminista, oppure sei una marionetta stupida dei Maschilisti pro-violenza, eggià, è ovvio, le mezze misure non esistono.

Ci rendiamo conto dell’ottusità che creano certi stati d’animo quando sono incontrollati?? Che poi chiariamolo: è la stessa identica ottusità dei maschilisti incalliti, degli stupratori/assassini non pentiti e dei loro famigliari, che presi dalla loro cecità arrivano ad aggredire ulteriormente le vittime, accusandole di tutto e assolvendo in toto i reali carnefici.

Ebbene sì, è la stessa ottusità contro cui ogni associazione antiviolenza, ogni persona del settore, ogni vittima, cerca di lottare con tutte le sue forze da anni e anni,.. ecco perché fa così male leggere certe cose, certi attacchi, certe farneticazioni, scritte proprio da individui che si ritengono lottatori della stessa causa.

martedì, 7 febbraio 2012, ore 19:09

Finalmente!
Cassazione: ecco per cosa vale la pena di indignarsi” articolo di Barbara Spinelli, scritto su ZeroViolenzaDonne.it

Articoli Correlati

Lascia un commento