Maternità/Paternità, questione di DNA?

Ieri un mio carissimo amico mi ha informata che sta per diventare papà, in realtà la gravidanza è solo all’inizio e credo che lui e la sua compagna lo abbiano appena scoperto, ma era così felice che ha sentito il bisogno di rendermi subito partecipe della bella novità.

La cosa inevitabilmente mi ha fatto riflettere, perché io sapevo che sarebbe arrivato questo momento da subito, dal giorno stesso in cui mi confidò di essersi innamorato, passando poi dopo qualche mese alla convivenza, lo sapevo, era inevitabile, perché in qualche modo sentivo che si erano trovati e che finalmente sarebbe diventato padre, dico finalmente perché è “una qualità” insita nel suo DNA e mi è sempre stato estremamente evidente, anche a lui in effetti, infatti non ha mai nascosto questo suo desiderio.

Come lui, tante altre persone che ho incrociato nel mio cammino erano da sempre palesemente inclini a diventare genitori, magnifici genitori, e credo veramente che sia un qualcosa di innato, o ce l’hai o non ce l’hai, c’è ben poco da fare.

Perché dico questo? Perché io non ho mai immaginato di essere madre, neppure da piccola per gioco e francamente ritengo di non esserci minimamente portata, sarà per il DNA acquisito da una figura materna totalmente errata e lesiva, oppure per il terrore di ripetere i suoi stessi grossolani errori. Fatto sta che la sola idea mi è sempre sembrata assurda e ora, a 30 anni, addirittura mi soffoca, trovando immediatamente un’infinità di motivi per allontanare il pensiero, confermandomi che questa è evidentemente la mia normalità, indipendentemente da tutto il resto: orologio biologico, crisi, coppia, etc.

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