Perché, ho scelta?

Domani si prospetta una giornata pesante, che porterà inevitabilmente a una settimana – o forse più – snervante, con una battaglia sfiancante con il portatile malmesso, per riuscire a montare e a creare un video – in quest’occasione probabilmente due, per un totale di 4 ore – da caricare su youtube.

In tutto ciò quello che lascia l’amaro in bocca sono le domande retoriche, quelle poste solo per mera forma, sapendo perfettamente che la risposta accettata – praticamente per obbligo – è una sola, infatti se mi azzardassi a rispondere l’esatto contrario, rifiutando [e ci ho provato], inizierebbe il discorsetto condito con i sensi di colpa e con pressioni psicologiche di ogni tipo [es. “ma per noi è importantissimo, sarebbe un peccato, è irripetibile, solo tu puoi farlo, non ci puoi abbandonare, bla bla bla.”].
Condizione che francamente mette un ulteriore carico da 90 sulla già mia poca voglia di partecipare e aiutare durante la prossima conferenza, specialmente considerando che non provo alcun interesse in merito, trattandosi solo chiacchiere al vento, che tali resteranno vista l’impossibilità mentale ed economica in Italia di metterle in pratica, ma anche solo nella mia città.

La consapevolezza di questa disponibilità obbligata per quei 1.000 euro per un anno intero [80 euro al mese. No, Renzi non c’entra] mi sta consumando, anche perché con una quota così bassa [in realtà abbinata a un unico progetto di pochi mesi già svolto, ma che “sottobanco” comprendeva un’imposizione-di-gratitudine con “impegno” annuale] non puoi farci niente, non puoi fare progetti, non puoi fare investimenti, neppure in corsi universitari o di formazione, non puoi fare assolutamente nulla, se non pochi acquisti di prima necessità e ancora meno spese blande [e certo non per 1 anno intero], eppure l’obbligo resta e 12 mesi sono dannatamente lunghi, a maggior ragione quando non ti trovi più con quell’Ente con cui devi collaborare, perché non ne comprendi più né lo scopo, né la “politica”.

E io torno a domandarmi il motivo per cui oramai sia così dannatamente difficile riuscire a trovare un impiego reale, un lavoro che ti permetta di vivere e di autodeterminarti.
Oramai non faccio più colloqui da più di un anno, perché sebbene io continui a inviare curriculum nessuno mi chiama mai, per l’età “adulta” [da “parto” la chiamano loro], per la poca esperienza e per le poche conoscenze sociali, che non mi permettono di ricevere alcuna raccomandazione, diventata fondamentale.
Eppure io sono qui, sfiduciata e abbattuta, ma sono disponibile, sono competente e sono l’ideale per qualsiasi datore di lavoro, dato che sono sempre pronta a imparare, a darmi da fare, a prendermi le mie responsabilità e anche a mettermi in gioco, motivo per cui sono sempre stata apprezzata nel momento in cui mi è stata data la possibilità di dimostrare le mie capacità.

Il punto in effetti è questo: nessuno è più disposto a dare un’occasione seria [e retribuita] a una perfetta sconosciuta, senza conoscenze sociali e senza un curriculum eccellente, gesto che fino a pochi anni fa era la cosa più normale e ovvia di questo mondo, ma oramai di lavoro non ce n’è più, non fanno che ripeterlo e io sono sempre più convinta che non ci sia solo perché “qualcuno” in alto ha deciso che dovesse essere così, dato che quando non c’è lavoro, quando non sai come campare, sei disposto a fare e ad accettare di tutto, compresa la perdita di tutti i tuoi diritti, perché non hai scelta, se non lo accetti tu, lo accetterà qualcun altro, che prenderà il tuo posto di lavoro pagato una miseria per una disponibilità di 24 ore su 24, per 7 giorni su 7, ma che quanto meno permette di avere un tetto sulla testa – quando va bene – e del cibo nel piatto.

Siamo ridotti veramente, ma veramente male e purtroppo temo che il peggio non sia per nulla passato.

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