Ancora qui

Tre settimane sono passate e io sono ancora in Valle D’Aosta, mentre mio padre è tutt’ora all’ospedale, nel reparto di medicina, ad attendere dei risultati che ovviamente stentano ad arrivare.
Si dice che il lavoro da infermiera/e sia uno dei più difficili/duri, ma con tutta franchezza specialmente nel nuovo reparto questa “credenza” è una buffonata, visto che non fanno assolutamente nulla, neppure i medici, non parlano neppure e con tutta franchezza li ho visti ben poche volte, tanto che le regole sugli orari di visita lì dentro non vengono minimamente rispettate: andiamo quando vogliamo, anche in due e più, e nessuno dice nulla, perché nessuno ci vede.. e a nessuno importa.

L’assurdità, che però sta prendendo sempre più forma, sarebbe che dopo più di 3 settimane alla fine facessero uscire mio padre SENZA aver identificato la causa dell’infezione e di ciò che ha tutt’ora nel fegato, costringendolo e costringendoci a restare nel dubbio, ma anche nella paura che tutto possa ripetersi in qualsiasi momento, senza poterci fare niente.

È in questi casi, quando si ha a che fare con gli ospedali, che ci si rende veramente conto di quanto siamo messi male in Italia, perché anche i servizi più importanti sono estremamente carenti [anche a causa di strutture/strumenti obsoleti] e pieni di incompetenza, creata da pessime scuole e pessime modalità di reclutamento, basate prevalentemente sui favori o sulle conoscenze personali e non sul merito o sulle reali capacità [ho sentito una ragazzetta – non era neanche un’infermiera DOC, ma dall’abbigliamento credo una OSS – che per fare più in fretta voleva arrogarsi il diritto di predisporre e dare i farmaci a suo piacimento, pur essendo nuova e non avendolo mai fatto, non avendo alcuna competenza e addestramento in merito. Da brividi].

Spero che almeno questa settimana ci facciano sapere qualcosa, perché quest’attesa infinita sta veramente diventando pesante, per tutti.

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