Maltrattamento psicologico: i colpi invisibili fanno più male

Posto qui quest’articolo perché lo trovo assolutamente chiaro ed esaustivo, ritrovando – purtroppo – me e la mia brutta esperienza passata al 100%, quindi fondamentalmente è un’altra risposta [assieme all’articolo precedente sull’impotenza appresa] alle tante domande che io stessa mi sono posta più di una volta negli ultimi anni.

Identificare un maltrattamento è facile quando si tratta di violenza fisica, ma che dire del maltrattamento psicologico? È difficile da percepire, è un maltrattamento silenzioso in cui tutto avviene tra due persone, mentre il resto del mondo potrebbe non accorgersene.

Molto spesso i due tipi di maltrattamento vanno di pari passo o addirittura potrebbe esserci maltrattamento psicologico senza che ci sia quello fisico, mentre è impossibile che si verifichi il contrario.

Il maltrattatore sa che le sue parole hanno molto potere. Per questo le usa. Di fatto, il maltrattamento psicologico è molto più efficace di quello fisico. Lascia tracce e ferite che dureranno nel tempo.

Molte persone sostengono che questi colpi invisibili facciano molto più male di qualsiasi violenza fisica. Molti preferiscono le botte al dover impiegare anni e anni per superare i problemi psicologici causati da maltrattamento.

 

Le tue parole mi fanno male

Il maltrattamento psicologico implica parole che fanno male, degradanti e di disprezzo. All’inizio può essere quasi impercettibile, perché la persona maltrattata non se ne rende conto e cade pian piano nella trappola del maltrattatore.

Il maltrattamento psicologico ha l’obiettivo di sottomettere una persona senza che questa ne sia consapevole. Volete imparare a riconoscere un maltrattatore psicologico? Fate molta attenzione alle seguenti caratteristiche!

  • Vi insulta, urla, vi ridicolizza e vi disprezza, facendovi sentire che non valete nulla e che la vostra vita è inutile. Lo fa in un modo che a volte vi fa sentire persino grati di avere accanto una persona che sta con voi nonostante questo.
  • È eccessivamente geloso e vi controlla di continuo. Siete il suo bene più prezioso e allo stesso tempo quello che disprezza di più: un’incoerenza che vi confonde, ma allo stesso tempo vi tiene legati.
  • Vi isola dai vostri amici e dalla vostra famiglia. Ha il potere di controllare con chi uscite e decide lui/lei quando avete del tempo libero o meno. Siete la sua marionetta. Non siete più liberi, ma sottomessi ai desideri e ai capricci di qualcun altro.
  • Le minacce costanti vi fanno avere sempre più paura. Potrebbe minacciarvi di abbandonarvi oppure utilizzare altri dei vostri punti deboli.
  • La pressione emotiva e sessuale che esercita su di voi vi fa sentire colpevoli. In realtà, i vostri sensi di colpa non sono giustificati. Il maltrattatore psicologico è abile a rigirare la frittata perché sembri che la colpa sia vostra.
Le ferite e i lividi non saranno sulla vostra pelle, ma sulla vostra anima.

Se nella vostra vita avete incrociato una persona con alcune di queste caratteristiche, probabilmente si trattava di qualcuno che vi ha maltrattato psicologicamente.

Anche se a volte queste persone usano la violenza fisica se la pressione psicologica non è sufficiente, non si tratta di un loro comportamento tipico.

 

Voglio liberarmi dai tuoi colpi invisibili

La verità è che è difficile aiutare una persona vittima di un maltrattamento psicologico, anche perché spesso lei stessa non si lascia aiutare. A volte si tratta di persone che non capiscono di essere in questa situazione, né se è il caso di protestare. Il maltrattamento le convince che meritano questa situazione; credono di non essere brave persone e di essersela cercata.

Si tratta di persone dall’autostima totalmente distrutta. Un’autostima rotta, una vita senza senso, circondata dal dolore e dalla paura, oltre che dal bisogno di soddisfare sempre le necessità di chi sta facendo loro del male. E anche quando una persona è cosciente del maltrattamento psicologico che sta subendo e si decide a chiedere aiuto, molto spesso non sa dove trovarlo.

Il maltrattamento psicologico è potente proprio perché è silenzioso: quindi come dimostrare che ci stanno maltrattando? Sarà la nostra parola contro quella del maltrattatore, e ci sono molte persone scettiche che crederanno che ce lo siamo immaginati o siamo diventati pazzi.

 Può anche accadere che, pur essendo consapevoli del male che ci stanno facendo, vogliamo continuare a proteggere la persona che ci sta maltrattando. Quante vittime difendono i loro carnefici! Questo stato psicologico si chiama Sindrome di Stoccolma.

“Il maltrattamento che mi preoccupa di più è quello che non lascia segni sulla pelle.” -Walter Riso-

È importante sottolineare che, anche se il numero di donne vittime di questa situazione supera quello degli uomini, entrambi i sessi soffrono di maltrattamento psicologico.

La cosa fondamentale è riuscire a identificarlo e permettere che la persona maltrattata si lasci aiutare. A volte, per quanto lo desideriamo, non possiamo fare molto. Il danno mentale è così profondo che alla fine il maltrattatore riesce a raggiungere il suo obiettivo. Anch’esso invisibile.

L’impotenza appresa: quando il maltrattamento diventa abitudine

Ho trovato questo articolo tramite un link di un altro articolo simile su Facebook – che posterò subito dopo – e lo pubblico perché risponde alla tediosa domanda che spesso mi viene posta: «Perché non hai reagito prima? perché non te ne sei andata? eppure sei una persona decisa e intelligente», bene, ecco la risposta: l’impotenza appresa, assieme ovviamente all’annullamento psicologico.

Quando sentiamo parlare di una donna maltrattata, spesso la prima domanda che ci sorge spontanea è: perché non è scappata? Ci sembra che fuggire sia facile, e ci immaginiamo che siano tutte come Julia Roberts protagonista di “A letto con il nemico”, in cui l’attrice simulava di essere vittima di un finto naufragio per fuggire dal partner violento.

Tuttavia, per una persona che viene sottomessa a un continuo castigo mentale e/o fisico, questa presunta fuga non è così facile. Uno dei motivi è quello proposto dallo psicologo Seligman negli anni Sessanta, conosciuto come “impotenza appresa“.

Che cos’è l’impotenza appresa?

L’impotenza appresa è la conclusione di una serie di studi realizzati in laboratorio con degli animali, condotti da alcuni psicologi cognitivo-comportamentali. Seligman ha mantenuto diversi animali sottomessi a scariche elettriche dalle quali non potevano scappare. Dopo poco gli animali avevano imparato che nessuna delle loro risposte riusciva a evitare loro il castigo, per cui smettevano di ribellarsi. Passato un certo periodo di tempo, per quanto fosse evidente come scappare dalle scariche elettriche, gli animali non facevano più nulla, perché avevano imparato che non era possibile scappare. Questo comportamento passivo, condizionato dal fatto di non aver avuto la possibilità di scappare per un certo periodo, si manteneva nel tempo con una costanza piuttosto forte.

Questa stessa impotenza appresa è quella che lega le vittime dei maltrattatori. E non soltanto nella relazione di coppia, ma può verificarsi in circostanze diverse: relazioni tra genitori e figli, relazioni di lavoro, ecc. Come Juan José Millás ha descritto nel suo libro Hay algo que no es como me dicen, gli essere umani sono come pesci colorati: nonostante la loro bellezza, ce ne sono alcuni che si comportano come cannibali.

” – Perché dici che non ti difendevi quando Ismael ti picchiava? –  chiedevano a Nevenka. […] Il processo esistenziale che Nevenka ha attraversato non doveva essere molto diverso da quello dei pesci colorati […]. Un giorno, quando avevano appena iniziato la loro relazione da poco, il pesce le si avvicinò e le morse una pinna. Fu un morso a freddo, inaspettato […]. L’abuso non si produce da un giorno all’altro, è un processo lento. Quando ti picchiano, non sei più nessuno. Non hai perso le pinne, hai perso la volontà.”

Che cosa possiamo fare di fronte all’impotenza appresa?

E che cosa si può fare quando il processo dell’impotenza appresa vi ha portato via l’anima e pensate che non c’è nulla da fare, che ormai non c’è rimedio?

Uscire da questo cerchio non è un compito facile, l’impotenza appresa è di per sé qualcosa che riesce a portar via la fiducia in se stessi, ad annullarla. Le continue domande sul “perché non ti ribelli?” non fanno altro che far sprofondare di più la vittima, convinta di non valere nulla e di non poter fare nulla.

La prima cosa da fare, quindi, è saper riconoscere questa impotenza appresa e chiedere aiuto, visto che questo fenomeno si radica nella nostra psiche ed è molto difficile scappare. Ma se ci rifacciamo agli psicologi cognitivi, tutto ciò che è stato condizionato può essere decondizionato.

Con l’aiuto di un professionista, quindi, riusciremo a cancellare l’impotenza appresa, attraverso tecniche come la desensibilizzazione sistematica oppure procedendo per piccoli passi che ci faranno avvicinare alla meta finale: l’indipendenza. Questo processo di apprendimento (o disapprendimento) dovrà essere accompagnato per forza da un grosso lavoro sull’autostima. Dovete tornare ad avere fiducia nelle vostre capacità: che cosa chiedere di più?

fonte: Lamenteemeravigliosa.it

Una Questione/Prigione Psicologica

Ho appena trovato e letto un articolo su FB, intitolato “Come riconoscere un uomo violento: può salvarti la vita”, mi sono soffermata a leggere i vari punti elencati, quelli che rientrano tra i classici atteggiamenti degli uomini POTENZIALMENTE violenti, con cui comunque – anche SENZA violenza fisica, che si presenta meno frequentemente di quella Psicologica/Economica – è impossibile costruire una relazione sana, per OVVI motivi che tra l’altro vengono spiegati brevemente.
C’è inoltre anche un altro articolo che avevo già visto/condiviso tempo addietro “Manipolatore affettivo: come riconoscerlo e liberarsene“.

Bene, per sfizio li riporto anche qui sopra, sia mai che qualcuno FINALMENTE un giorno riesca a farsi una piccola analisi di coscienza, prendendo atto dei SUOI – e solo SUOI – problemi:

Molti sono i comportamenti cui fare attenzione e che potrebbero essere chiari segnali di aggressività; in particolare i litigi che spesso vengono considerati banali possono essere l’occasione per comprendere chi abbiamo di fronte.
Se, ad esempio, l’uomo diventa furioso con una minima scusa, per poi accusare la compagna dell’accaduto, si potrebbe trattare di una persona che perde facilmente il controllo e potrebbe scagliarsi contro la compagna in un momento di ira. Quest’uomo spesso chiede scusa piangendo per i propri errori. Non fatevi ingannare.

Attenzione anche agli uomini eccessivamente gelosi, che controllano ogni spostamento o azione della compagna, dagli svaghi, al lavoro, all’abbigliamento e le amicizie. Questo tipo di uomo ha le potenzialità per essere uno stalker, perché ossessivo.

Se l’uomo invece è talmente insicuro da immaginare che la donna abbia commesso cose che in realtà non ha mai fatto o che pensasse cose che in realtà non ha mai pensato, si potrebbe trattare di un atteggiamento morboso. Quest’uomo agisce sulle debolezze della compagna, facendola sentire sempre in colpa anche per cose che non ha mai commesso.

L’uomo che si sente un superuomo, che per sentirsi importante sminuisce la sua compagna e le persone che lo circondano è quello che viene definito l’uomo narcisista. Questo tipo di uomo agisce facendo un lavoro psicologico di annientamento della donna

Attenzione anche a chi tratta la propria compagna come inferiore, come un essere da dominare: per questo tipo di uomo la donna deve chiedere il permesso per uscire o non può prendere alcuna decisione in maniera autonoma, né tanto meno viene considerata nelle scelte del compagno.

 

Nonostante le doti trasformiste, è possibile individuare alcune caratteristiche comuni, Ma è importante che le donne non sottovalutino il proprio sesto senso. Spesso è proprio al momento della conoscenza che si avverte un’inquietudine, un disagio inspiegabile, che sparisce subito dopo. Quella repulsioneistintiva è un campanello infallibile d’allarme. [VERISSIMO].

Ecco in 10 punti il profilo psicologico del manipolatore affettivo:

  1. Cambia opinione e comportamento senza logica e coerenza.
  2. Non sopporta le critiche e nega le evidenze.
  3. Fa credere agli altri che devono essere perfetti e non cambiare mai idea. [..tranne se è differente dalla sua, in quel caso per non essere considerato stupido DEVI cambiare idea]
  4. Colpevolizza l’altro in nome del legame e dell’amore.
  5. Provoca una sensazione di mancanza di libertà.
  6. Trasferisce le proprie responsabilità sull’altro.
  7. Non comunica chiaramente le proprie richieste, sentimenti o opinioni [.. le opinioni le comunica fin troppo, specialmente se non richieste, come uno schiaffo].
  8. Risponde di solito in modo vago.
  9. Ha spesso uno sguardo assente: non per profondità di meditazione ma per vuoto emotivo. [non mi ero mai posta il problema,.. ma sì]
  10. Mente, omette e occulta, spesso e volentieri. [sempre, per tutto, anche senza motivo, bugie bianche e non, a gogo]

[…] La fase dell’incantamento ha una durata molto variabile, solo qualche settimana o addirittura anni per le più sfortunate. A un certo momento [nel mio caso all’inizio della convivenza], diverso per ogni coppia ma che corrisponde al dopo-conquista, “lui” si trasforma.
Quella magica simbiosi che si era creata, per la quale ogni gesto e ogni pensiero parevano combaciare perfettamente, svanisce e il principe dismette le premure e la passione di cui si era ammantato e si rivela per quello che è davvero.
Fondamentalmente, un narcisista perverso: la figura forse più pericolosa all’interno di una relazione, perché il suo fine ultimo è la distruzione dell’altro: il senso grandioso che ha di se stesso lo rende indifferente alle esigenze e ai sentimenti altrui, pretende una perfezione che non richiede a se stesso.
E questa distruzione si realizza prima indebolendo e, in seguito, smontando l’individualità dell’altro.
I complimenti e le adulazioni della fase seduttiva si traducono adesso in critiche e umiliazioni: allusioni alla reputata intelligenza, commenti sul fisico, svalutazione del lavoro.
Un brutale “ridimensionamento” di lei per evidenziare e far emergere lui in tutta la sua relativa superiorità.

Basta farsi una lettura rapida tra i pochi post-sfogo che pur con mille auto-censure e resistenze avevo pubblicato in modalità protetta in questo Blog, per constatare che le ho subite TUTTE ripetutamente per 6 anni, ma per me non è certo una novità, no, oramai ne avevo preso lucidamente atto da due e più anni a questa parte, ecco perché iniziai a prendere le distanze dal Volontariato nel Centro Antiviolenza, perché la mia presenza lì, come Operatrice, mi sembrava un po’ una presa in giro

..e qui si aprirebbero altre riflessioni/domande, tra cui: non sei stupida, come hai fatto a vivere per 6 anni così? se tra l’altro ne avevi la consapevolezza negli ultimi anni, perché non te ne sei andata prima? perché pur collaborando in un Centro Antiviolenza nessun* ti ha aiutata?

Ho perso il conto di quante volte mi sono sentita porre queste domande e non solo ora, ma anche negli anni passati, dai miei affetti.

.. le risposte però non sono semplici come potrebbe sembrare, al contrario sono molto complesse, sia da scrivere, sia da leggere,.. sia da fornire, sia da accettare.

È tutta una questione Psicologica [ed è la psicologia che manda avanti il Mondo.. da sempre], le scelte sono questioni psicologiche, così come le reazioni, ma se per anni subisci quotidiamente e in modo totalmente isolato dal mondo, un processo di annientamento/annullamento proprio a livello psicologico,.. è ovvio che le cose apparentemente semplici/immediate non saranno improvvisamente più tali, diventando offuscate, confuse e difficili, per via degli incessanti sensi di colpa – per OGNI COSA – per l’insicurezza, per il senso di disagio, di profonda solitudine, di inutilità, portate/create appositamente dalle continue parole distruttive, accuse, insulti sminuenti, critiche poste come dati di fatto palesi a tutto l’Universo, che alla fine non solo ti entrano nella testa, ma anche nell’anima, convincendoti di essere effettivamente tu quella che è sbagliata, che è inutile, che è incapace, che è respinta dal mondo [condannata a stare da sola, in quanto persona orribile, in fondo mal sopportata anche da amici/conoscenti/parenti/affetti cari/perfetti sconosciuti/etc, cosa che veniva sottolineata continuamente], che non fa mai nulla di giusto e che per questo non ti meriti assolutamente niente, neanche di pretendere – avendone il diritto – un trattamento paritario,.. avallando quindi la volontà del tuo carnefice in ogni contesto sperando di fare finalmente qualcosa di giusto, facendo cessare definitivamente le liti, la cattiveria gratuita e ritrovando un po’ di pace/apprezzamento.
Peccato che questo – averla sempre vinta, non subendo mai conseguenze – sia proprio lo scopo del carnefice, che soddifatto e con l’ego sazio [fino alla successiva tornata di insulti e critiche appena tenti di esistere] si sente fiero di se stesso, più sicuro, forte e schioccamente più importante, quindi non solo continuerà a ripetere all’infinito lo stesso schema, ma aumenterà con le pretese, l’arroganza e la cattiveria, con esplosioni di ira sempre più frequenti – per qualsiasi cosa – e critiche sempre più pesanti.

In questo modo non c’è via d’uscita e l’errore più grande, mio, ma anche di tante altre, è pensare che “cambiando noi” [evidentemente sbagliate] la situazione possa migliorare, possibilità che viene sempre sbandierata e millandata dalla controparte che però è la SOLA responsabile di tutto [volutamente] e infatti ovviamente ciò non accade mai, perché NON può accadere, perché non è affatto lo scopo e l’intenzione di chi sta cercando di annullarti, che vuole solo sovrastarti totalmente usando ogni “arma” per continuare a fare la sua vita indisturbato, con il controllo totale, senza compromessi, senza “interferenze”, senza dover pensare a nessun altro se non a se stesso, con accanto una persona/oggetto totalmente sottomessa alle SUE scelte e al SUO umore, che per questo NON deve assolutamente esistere come persona, neanche in minima parte, dev’essere sola, totalmente dipendente e un guscio assolutamente VUOTO, da riempire esclusivamente con la SUA volontà, le SUE opinioni, i SUOI pensieri, i SUOI gusti, i SUOI progetti, i SUOI bisogni, i SUOI tempi, i SUOI problemi, il SUO passato/presente/futuro, etc. etc. etc. fino alla fine dei tempi.

Un vero e proprio vampiro, anzi, una sanguisuga di energia e vita, che saziandosi indebolisce sempre più la sua vittima, fino a renderla inerme e non più reattiva,..il suo scopo ultimo.

In questa situazione – iniziale o avanzata – c’è solo un’unica via d’uscita, che non è né parlare, né cambiare, né assecondare, né litigare, né cercare di far “ragionare”, ma è UNA soltanto: scappare il più lontano possibile, tra i vostri cari, riassaporando la normalità/vita vera, il rispetto e l’affetto genuino, chiudendo TOTALMENTE e ignorando ogni richiesta di dialogo [ma quando mai!], finte scuse, finte richieste d’aiuto, vittimismo a gogo, pianti di coccodrillo, frecciatine false o dolorose, accuse assurde [in cui solitamente cerca di ribaltare la frittata, accusando gli altri delle sue colpe/azioni], perché ogni reazione, ogni “vostra” volontà di interagire/sistemare, per affetto, educazione o dispiacere, non fa altro che TRATTENERVI nel SUO gioco, nella SUA prigione, nel SUO labirinto mentale, rendendo lui sempre più forte e voi sempre più deboli, come una mosca nella ragnatela, più si avvicina/ritorna/insiste/perde tempo, più il Ragno ha la possibilità di bloccarla/trattenerla in modo definitivo per cibarsene.

Non fate MAI questo errore, non fate MAI il MIO errore [avallato ANCHE dalla mia paura – sempre da lui fomentata – di riaffrontare “il passato”/”il fallimento”/”il tornare alla vita precedente”… quanto ci ha marciato sopra..], che mi è costato ben 6 anni della mia preziosa vita, in cui non ho mai minimamente avuto una reale possibilità di poter essere felice, di poter essere amata e apprezzata, perdendo – oltre a un filino di sanità mentale – anche la speranza/fiducia verso il prossimo.

..lo avevo scritto/detto che prima o poi avrei affrontato la questione anche qui sopra, “svuotando il sacco”.
…e anche questo momento alla fine è giunto.

La Civiltà, questa sconosciuta

Stavo pensando che francamente mi dispiace che a quasi 34 anni e quasi 40, non ci sia stata alcuna possibilità di chiudere civilmente questa parentesi durata ben 6 anni, ma vedo che non è proprio possibile, dato che questa sembra essere l’unica modalità di chiusura tenuta in considerazione [e fatta SEMPRE] dalla controparte.

Veramente triste, ma anche un po’ patetico, specialmente perché è palese che la lezione non verrà MAI imparata [eh sì, Manuela aveva proprio ragione..], ripetendo questo e mille altri schemi [..e sappiamo entrambi quali, giusto? Qui nessuna è fessa..] all’infinito, ex, dopo ex, dopo ex, dopo ex.

Sabato comunque ci sarà l’Epilogo finale, dato che andrò a prendermi le ultimissime cose “rimaste indietro” a inizio settembre [..e lascerò le chiavi nella cassetta della posta, è ovvio, non c’era certo bisogno di scrivermelo], dopo di che il capitolo, il libro, quello che volete, sarà definitivamente chiuso.

Riflessioni sull’IO e sul ri-Essere

Questo pomeriggio verrà il Tecnico della Caldaia per cambiare i Tubi Bruciatori [incrocio le dita] e per fare la revisione totale, che per ovvi motivi non aveva potuto portare a termine l’ultima volta, speriamo che la storia non si ripeta, almeno in questo.

Io probabilmente tra l’altro non ci sarò, perché oggi – dopo una vita e mezza – ho un appuntamento preso la scorsa settimana con la Parrucchiera, la MIA parrucchiera dall’età di 13 anni, per sistemare il caos che ho in testa, causato sia dalla stagionalità, sia dallo stress [che questa volta è innegabilmente presente], sia dalla solita Dermatite, per cui farò sicuramente un taglio più corto, sulle spalle credo, e probabilmente molto scalato, poi  stavo quasi pensando di intervenire anche sul colore, magari schiarendolo leggermente con qualche colpo di luce, ma appena accennato però e molto sfumato, non so, vedremo sul momento.

Si dice che il cambiamento di acconciatura sia strettamente legato al bisogno di cambiamento di vita, nel mio caso credo che sia vero, quanto falso, dato che di cambiamenti estremi ne ho già vissuti fin troppi in un periodo limitato di tempo [da mettere K.O. chiunque], quindi in realtà amerei imbattermi finalmente in un po’ di vera e POSITIVA stabilità, quella che niente e NESSUNO può toglierti, perché esclusivamente TUA.

So che dovrò lavorarci molto, partendo prima di tutto da me stessa [..il cambio di acconciatura può rientrare in questo] per ricostruirmi come persona, come donna, come essere umano esistente con delle esigenze, dei diritti, dei desideri, delle CAPACITA’, dei valori e che “un giorno”, a ricostruzione avvenuta, avrà anche dei possibili progetti futuri per cui lottare e a cui sperare.
Ecco qual è il mio scopo ora, trovare/prendermi fondamentalmente il MIO spazio stabile nel mondo e non “per gentile concessione di” o “dietro a qualcun altro“, perché ho imparato la dura lezione sulla mia stessa pelle: dare un tale potere a un’altra persona è l’errore più grande che si possa fare nella propria esistenza, dato che il rapporto non sarà mai paritario e prima o poi sicuramente ne approfitterà per cercare di sottometterti a tutti i costi al suo IO, alla sua volontà, alla sua vita, esigendo l’annullamento della tua personalità/volontà/vità, come se tra l’altro gli fosse dovuto, per una strana forma perversa di gratitudine perpetua.

No, mai più.

Non so ancora bene da dove iniziare, perché come oramai si è capito più che bene sono bravissima a sistemare i casini altrui e a trovare ogni tipo di soluzione/spinta per “terzi”, ma quando si tratta di me l’insicurezza esplode, ritrovandomi bloccata e con la mente assolutamente vuota, sentendomi “incapace” o “inadeguata” a prescindere, quando direi di aver dimostrato più volte che non è affatto così, so il fatto mio, so prendermi le mie responsabilità [purtroppo anche quelle altrui], so agire, so trovare soluzioni immediate, so lottare [fin troppo, anche per le “cause perse”], so creare/valorizzare, so adeguarmi [..anche qui talvolta fin troppo], so mettermi in gioco, so parlare con le persone, so affrontare tutto, anche le situazioni più pesanti, senza entrare nel panico, anche da sola e dovendo pure sostenere altri.
Eppure il mio IO stanco, ferito, deluso e spaventato.. non vuole proprio prenderne atto.

Ecco perché sarà un lavoro molto lungo, perché non è facile intervenire per un cambiamento grande/definitivo così tanto in profondità, quello che è certo è che non dovrò mai più circondarmi di persone che non credono minimamente in me e che cosa peggiore tendono a sminure gli altri [chiunque, per qualsiasi motivo anche inventato] per auto-elevarsi, selezionando meglio le conoscenze/amicizie, che tra l’altro devono essere ricostruite a loro volta – altra missione ardua, se non impossibile – visto che in questi anni tutte sono evaporate/svanite nel nulla, mentre a Brescia mi sono sempre e solo imbattuta in “conoscenze” a uso & consumo.

..to be continued. [devo andare dalla parrucchiera..]

Ore 20:37
Rieccomi, anche se dopo ore di assenza ho perso il filo del mio discorso mentale.

Ricostruzione è la parola chiave, di tutto, di me – nel più profondo – in primis, cercando di capire anche cosa voglio IO dalla vita e nella mia vita, anche perché senza saperlo è difficile prendere delle decisioni ed è invece molto semplice ricadere in vecchi errori, assecondando decisioni altrui.
Credo che in realtà questo sia collegato anche alla questione “lavoro” e al mio blocco immediato – di cui sopra – nel propormi/vendermi, perché molto semplicemente mi manca la sicurezza necessaria, quella che solitamente è data quanto meno dalla scelta lavorativa, voglio fare quello, voglio fare questo, con quindi un percorso, un settore e una tipologia specifica da seguire, che inesorabilmente semplifica tutto, anche il curriculum.
Invece io no, perché col mio essere eccessivamente eclettica mi devo sempre complicare le cose, complice dell’indecisione e amica stretta dell’insicurezza costante.

Non nego che tutto questo mi spaventi molto, anzi, moltissimo, perché ho il terrore di non riuscire a fare proprio niente, scontrandomi all’infinito nei miei soliti schemi sabotatori… e sono così dannatamente brava in questo, anche da sola.

Forse dovrei quanto meno pensare di iniziare a riprendere seriamente i contatti con le vecchie conoscenze [perché prenderne di nuovi, ora, è veramente troppo difficile, se non impossibile], per tentare di avere a che fare con persone esterne a tutto questo caos, avendo così qualche distrazione in più, però non so proprio se sono pronta per questo, non so se mentalmente posso permettermi di pensare ad altro e cosa più importante se ci riuscirei, oppure se mi scontrerei semplicemente con l’apatia pura per tutto ciò che è “sociale”/socievole e che riguarda la “normalità” altrui.
Inoltre il fatto che tutte la varie conoscenze siano accasate e con figli, non aiuta di certo, perché non c’è nulla che possa nuovamente “accomunarci”, avendo vite, priorità, punti di vista e problemi totalmente differenti, questo in effetti lo vedo come l’ostacolo più grande, anche per via del non volermi sentire fare le stesse domande ossessive, quelle che sembrano essere una condanna/tortura obbligatoria riservata alle donne [e solo alle donne] non sposate e senza figli che superano i 30.

Troppe cose, mi si prospetta veramente un “lavoro” immenso, con una ricostruzione totale e difficilissima.

Spero di averne la forza.. e il coraggio.

La Ola

Scrissi già molti anni fa alcuni post relativi la “reazione di terzi” quando una coppia scoppia, che solitamente risulta essere sorprendentemente positiva, anche nei casi di perfetti sconosciuti, ma in questo caso – il mio – c’è stata quasi una vera e propria “Ola” generale da parte delle persone a me più vicine [e che quindi mi conoscono, mi vogliono bene e avevano capito – da mo’! – la situazione], con tanto di «ohhhh finalmenteee! Era ora che ti decidessi! Ce ne hai messo di tempo, ma meglio tardi che mai…» o concetti simili.

Sconvolgente, impressionante, tranquillizzante, confortante ed estremamente liberatorio.

Sebbene in realtà la situazione fosse già chiara dal mio ritorno da Brescia, anche prima, ieri c’è stata semplicemente l’ultima goccia – l’ennesima in realtà – che mi ha fatto esplodere l’esasperazione finale, mettendo quindi da parte tutte le possibili ultime remore, anche comportate dal semplice affetto inevitabile dopo 6 anni di convivenza e dal conseguente dispiacere di saperlo da solo [… sono umana, un’enorme debolezza in certi casi], portandomi quindi alla chiusura totale, perché di questo si tratta, visto che ieri ho avuto l’ulteriore conferma che non è possibile neppure mantenere dei contatti “civili/amichevoli”, visto che è solo quello che attualmente “avevamo”, sentendoci al massimo una volta al giorno, per pochissimi minuti, parlando di poco-niente o di qualche aggiornamento, senza alcuna esternazione d’affetto, eppure… la reazione da psicopatico oramai classica, totalmente ingiustificata – e schifosa doppiamente visto il contesto della mia vita attuale – c’è stata ugualmente, regalandomi solo un’ulteriore pesantezza di cui proprio non avevo bisogno [e chiunque lo capirebbe, no??].

Quello che mi fa capire di aver fatto finalmente la scelta giusta, è l’assoluta ostentata arrogante convinzione della controparte [che tra l’altro a mio avviso è già “a caccia” da un bel po’, ecco il vero motivo della sua reazione altrimenti non spiegabile: la coda di paglia] di essere sempre nel giusto [ma non è una novità], dato che anche dopo essere stato avvisato un’infinità di volte e sempre dopo le sue sistematiche reazioni da psicopatico/egoista [specialmente in questi ultimi 4 mesi, ma purtroppo anche negli ultimi SEI anni], trova ancora la faccia tosta di negare le sue azioni e responsabilità, sostenendo – con me, ma temo anche e specialmente con se stesso – che la mia decisione sia stata sospettosamente troppo facile e improvvisa, senza alcun reale motivo… come sempre, perché io dovrei solo incassare e stare zitta, in qualsiasi circostanza, facendomi andare bene ogni schifosissima cosa, anche le sue parole/reazioni più crudeli e insensate [«..che sarà mai! se non ci passi sopra sei tu che ti attacchi alle cose futili, dimostrando di avere un carattere di merda e distruggendo tutto! sei sempre e solo tu che con questo atteggiamento compliche le cose, crei i problemi e le liti…»]….

…è stato così per 6 anni, a ripetizione, ora basta.

Un’altra cosa che mi fa essere certa della mia scelta è che sento, anzi, SO, di non aver perso assolutamente NULLA, quindi non può/potrà esserci nessun rimpianto, visto che non siamo mai stati una coppia reale: zero supporto, zero condivisione, zero complicità, zero hobby/interessi in comune, zero dialogo, zero fiducia, zero rispetto [e probabilmente zero stima], zero compromessi paritari [li ho sempre subiti solo io] e zero proggetti discussi/programmati in comune, niente matrimonio, niente famiglia, niente bambini [e per fortuna!], niente trasferimenti, niente viaggi, niente di niente, assurdamente ho più chance ora – pur non avendo assolutamente niente e nessuno – di fare o anche solo pensare/sperare a tutte queste cose, che prima [francamente matrimonio, bambini, etc. non li voglio tutt’ora e probabilmente non avrò/farò nulla, ma posso comunque “fantasticarci” sopra per un ipotetico futuro,… cosa che prima a prescindere non esisteva in modo certo. E mi è sempre stato fatto notare da terzi].

Un amico – che mi conosce bene e da anni – oggi su whatsapp [dopo la Ola] mi ha scritto:

«…più che fare scelte hai accettato scelte, ora devi iniziare a scegliere solo per te stessa»

Sacrosantissima verità, che ho intenzione di stamparmi in testa, per evitare di commettere gli stessi errori passati e come guida per il [MIO] futuro/presente, che dovrà essere fatto/creato/cambiato prevalentemente da MIE scelte, o comunque ANCHE da MIE scelte.

Oltre i Confini della Decenza Umana

Questa sera sono uscita.
Dopo una vita e mezza che non uscivo, anzi no, l’ultima volta che sono uscita a mangiare FUORI una pizza con mio fratello, è avvenuto… a giugno? Se non ricordo male direi di sì, poi si sono aperte le porte dell’inferno e alle 8 ero quasi sempre a letto, distrutta.

Questo pomeriggio, preso dallo scazzo del suo lavoro e dei problemi col suo capo, mio fratello mi ha proposto nuovamente di uscire per una pizza e magari per farci un giro tranquillo, il primo dopo mesi NON legato a necessità, ma per mero cazzeggio.
Ho accettato immediatamente.

Ci siamo incontrati a Ponte, al solito posto, vicino alla stazione, poi – contro le mie previsioni – è salito lui sulla mia macchina, dando quindi a me il compito di guidare, scarrozzandoci in giro, cosa normale che faccio oramai da due mesi, ma col buio ho un po’ più di difficoltà, visto che vedo veramente poco e i fari mi abbagliano subito, per cui mi sento moooolto insicura alla guida in certe condizioni.

Alla fine siamo andati in una pizzeria che avevo sempre e solo visto da fuori, e tra l’altro abbiamo pure rischiamo di essere rispediti al mittente, visto che se anche in quel momento era vuota, essendoci presentati prestissimo, in realtà tutti i tavoli erano già stati prenotati, però alla fine siamo stati piazzati in un tavolo con la raccomandazione di andarcene prima delle 21, all’arrivo dei prenotanti.
Poco male, in realtà abbiamo fatto velocissimo, come sempre, tranne per una piccola assurda parantesi intermedia: mi sono scheggiata DUE denti.
Ebbene sì, mangiando una pizza – mollte – e parlando, ad un certo punto si è sentito un “TAC!”, io ho sentito un dolore acuto.. e voilà, come una stupida mi sono fatta fuori due denti davanti, leggermente laterali, sopra e sotto, sbattendoli fortissimamente assieme,.. quello di sotto ha avuto la peggio, la parte iniziale, dove ha battuto, si è come “esfogliata”, saltando via proprio un pezzo e restando solo più una parte molto sottile.

Ieri era il giorno della “testa”, l’ho sbattuta ovunque, oggi quello dei denti,.. e domani? Ho il terrore di scoprirlo.

Dopo abbiamo deciso di fare un giro ad Ivrea, più che altro per vedere la situazione “vita serale”, non avendone la minima idea, ma abbiamo constatato che è molto minimal, con poche persone e in più nella parte finale della via centrale tutte le luci erano spente, quindi è pure inquietante e poco sicuro andarci.
Abbiamo fatto una passeggiata, parlando molto e di tutto, alla fine ci siamo anche fermati in un bar “fighetto”, ma solo perché avevo urgente bisogno di un bagno e siamo rimasti a parlare al caldo per qualche minuto, poi abbiamo deciso che la vita “serale” [??] non faceva per noi – e per nessun altro visti i 6/8 gatti in giro – e alle 10 ero già tornata a casa.

Perché tutto questo “racconto”?

Perché quando sono tornata a casa e ho ripreso il cellulare in mano, ho visto tre chiamate perse, fatte nel giro di una o due ore.
Ho richiamato e dall’altra parte mi sono sentita trattare malissimo, con fastidio, nervoso, palese rabbia, con domande sibilline iniziali che facevano già capire palesemente le accuse “tra le righe”: «cosa stavi facendo?!», «Ero uscita a mangiare una pizza con mio fratello», «..con tuo fratello……………», ovviamente negate, così come il fastidio e il resto. E certo.

L’ennesimo comportamento di merda SENZA MOTIVO, ripetuto oramai sistematicamente, perché a quanto pare io faccio sempre qualcosa di sbagliato, se non sono idiota/sbagliata, allora sono una PUTTANA che va con tutti, con una facilità/velocità abnorme e senza neppure accorgermene [non dovrei almeno conoscere prima qualcuno per anche solo pensare di farci qualcosa??.. e io quando caxxo avrei avuto il tempo e la testa in questi MESI?? e dove? all’Ospedale?].
La volta precedente, a fine Agosto credo, la stessa scenata si è riproposta perché ero a fare due passi con mia Zia e siccome stavamo parlando di cose importanti, avevo detto di non poter stare al telefono e che avrei richiamato io più tardi.
Apriti cielo.
Ora invece dopo le negazioni e aver sottolineato io in un successivo messaggio che “trattare di merda e in modo infastidito una persona che ti chiama, dopo che sei stato TU il primo a cercarla, è da psicopatici”, mi sono vista rispondere con: “Non rispondere per 2 ore invece è nella norma… Non mi va di essere preso per il culo“, ovviamente per il paranoico-motivo sopra riportato.

Ebbene SI’ a casa mia non rispondere per 2 ore è normale, specialmente se stai mangiando, guidando, o se cavolo per una volta in 4 mesi sei finalmente uscita di casa per farti un po’ di cazzi tuoi, cercando di svagarti con tuo fratello, al posto di stare sempre in casa a tentare di risolvere qualche problema!
E lo è ulteriormente quando proprio la persona che si è permessa fare determinate accuse risponde DA SEMPRE solo quando gli va:perché sì, perché lui ovviamente può e se dici “beh” sei una scassacazzi, perché LUI ha il diritto di svagarsi/stordirsi perennemente davanti a un PC ignorando l’universo, TU NO, se dice SALTA, DEVI saltare, se invece DECIDE di chiamarti DEVI rispondere e anche subito, con eterna gratitudine, quindi come sempre NON azzardarti ad esistere!“.

In conclusione:

Il numero di mio fratello te l’ho inviato, accomodati pure per fare l’ennesima figura di merda, in ogni caso con te ho DEFINITIVAMENTE chiuso, perché – a maggior ragione ORA – mi sono proprio rotta di avere a che fare con una persona profondamente insicura, disturbata ed egoista come te, a cui purtroppo ho regalatro TROPPI anni della mia vita, buttati letteramente nel cesso, cosa di cui temo non mi perdonerò mai.

Incoerenze e dati di fatto

Dicevi che non avevi tempo per starmi vicino per più di 12 ore consecutive e totali al mese, in questo periodo infermale, fatto di sconvolgimenti, ospedali, nuove consapevolezze orribili e notizie devastanti, sottolineando più volte, anche urlando, che non potevi permetterti di “chiederlo” alla tua azienda con dei permessi, con le ferie, perché mai te lo avrebbero perdonato, ma stranamente non hai avuto alcuna remora o difficoltà a “prenderti” 1 settimana per rifarti per la terza volta il naso, solo per perfezionare il profilo con un’operazione in anestesia locale di appena 10 minuti, quindi NON un’operazione salvavita/salute o quant’altro.

Lo segno qui, perché NON voglio scordarlo, NON podendo permettermi di buttare via altri anni, altro tempo, altri sentimenti, con una persona del genere, che dimostra palesemente quanto POCO gli importi degli altri,… quanto poco gli importi e gli sia mai importato DI ME.

…e si aggiunge solo alle innumerevoli conferme già avute in questo periodo, dopotutto DOPO le ferie te le hanno date, 2 o 3 settimane, ma io ti ho visto per 5 giorni e SOLO perché sono scesa io a Brescia, per poi fare giri e girette vari, quindi tenendoti ben lontano da tutti i casini. Perché non sono fatti tuoi giusto?

Sei anni buttati della mia vita, che mai rivedrò, a vivere con una persona così, che se n’è lavato bellamente le mani di tutto, del periodo più pesante della mia vita, con pure l’arroganza che fosse la cosa più normale del mondo e che non potevo pretendere null’altro, dopotutto “chiamava” tutti i giorni [rinfacciandomi che io me n’ero andata, che lo avevo lasciato solo e che lo chiamavo meno..]…. si certo, per sbuffare, buttarmi addosso le sue cazzate, le sue paranoie, o le sue critiche e i suoi giudizi non richiesti, su argomentazioni di cui non sapeva un piffero e di cui oggettivamente non aveva diritto di metterci parola, visto il suo starsene ben lontano.

Vero, verissimo

Die­tro a un gesto così [nell’articolo c’entrava il sessismo, ma vale anche per il razzirmo, l’omofobia o la “semplice” svalutazione, la mancanza di rispetto e le critiche continue nei confronti di un’altra persona], c’è la disi­stima e la pochezza di sé, che per ras­si­cu­rarsi e con­so­li­darsi deve tro­vare un oggetto da infe­rio­riz­zare e da vittimizzare. Infatti oltre alla volontà di sot­to­met­tere l’altro, tra­spare la volontà di volerlo ridurre a oggetto, a cosa.

L’ho sempre pensato, trovandone conferma negli ultimi anni.
Non riuscivo però a trovare le parole “adeguate” per spiegare a terzi il perché reale di un certo tipo di atteggiamento apparentemente insensato [che va oltre al semplice egoismo], ma ripetuto all’infinito, ed eccole qua.

Segnate.

1 2 3 5