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Un tempo..

..quando ti moriva un animaletto domestico, compreso un cane grande, era un dolore familiare che si affrontava in modo personale, con tanto di piccolo funerale casalingo e sepoltura nei pressi della propria abitazione, magari vicino a un grande albero oppure nei prati dove andava sempre a correre.

Nell’era moderna invece tutto è cambiato: ora quando un cane muore — nel nostro caso per cause “naturali”: un tumore — non puoi più omaggiarlo in famiglia e tenerlo vicino a te, no, appena ne accerti la morte, devi prendere il corpicino, metterlo in macchina e farti chilometri infiniti, per portarlo al canile regionale, dove poi annulleranno il microchip e cremeranno la salma, per un “giusto smaltimento”, ma non prima di averti chiesto una notevole cifra per il disturbo.

Ora.. sono l’unica a pensare che ci sia un po’ troppa burocrazia dietro a tutto questo? Una burocrazia che tra l’altro non ti da neppure il diritto di scegliere come affrontare la perdita del tuo cane, diventato improvvisamente un “qualcosa da smaltire”,.. peggio che una lavatrice e con tanto di costi aggiunti.

Per quanto ci riguarda però, anche se dovrei parlare in terza persona, visto che per un ovvio motivo se n’è occupato solo mio padre, le cose non sono andate proprio così.
Perché? Perché tutti, dal veterinario, ai dipendenti comunali [devi rivolgerti a loro per via del microchip], hanno suggerito a mio padre di non pensarci minimamente di seguire la procedura, dato che sarebbe stata solo inutilmente dispendiosa, aggiungendo che del microchip se ne sarebbero occupati loro, dichiarandolo come “scomparso”, sapendo che tanto non ci sono probabilità che venga un giorno ritrovato al canile o che nel frattempo morda qualcuno, lasciando libero mio padre di seppellirlo a suo piacimento.. e così è stato.

Ora Spike riposa nel bosco che c’è vicino a casa mia. Per raggiungerlo bisogna prendere un sentiero che va su sulla montagna, dove lui andava sempre a passeggiare con mio padre e dove stava bene, libero e felice.