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Sì, sono un utero inutile

Spesso mi sento chiedere quando mi deciderò a diventare mamma, specialmente da chi è già genitore, ma le mie risposte di “non volontà”, “non idoneità”, etc. sembrano non soddisfare mai nessuno, infatti puntualmente iniziano le frasi di “convincimento”, del tipo: «ma è un’esperienza bellissima, non puoi dire ora di non esserene in grado, di non esserci portata, puoi saperlo solo dopo e l’amore per un figlio supera tutto», «..hai l’età giusta oramai, non puoi aspettare all’infinito, pensaci, pensaci!» e via dicendo.

Posso dire che tutto questo è veramente fastidioso, oltre che sempre più pesante a livello psicologico?
Perché io comprendo il punto di vista di tutti, infatti non ho mai detto a nessuno «non starai mica pensando di fare figli? sei pazz*? vi conoscete da un anno e convivete da qualche secondo! e poi economicamente come siete messi? e psicologicamente siete abbastanza forti, riuscirai/rete ad occuparvi di un altro essere umano fino alla fine dei vostri giorni? siete sufficientemente affiatati come coppia? uhmm potrebbe essere una catastrofe, non farlo assolutamente, non pensarci proprio!», quindi perché io devo sentirmi dire sempre l’esatto opposto? Come se tra l’altro tutto dipendesse solo ed esclusivamente da me, quando è più che evidente che non è così. Bisogna essere in due cavolo per avere un figlio, in DUE e almeno una delle due parti dovrebbe quanto meno volerlo ed esserci portata, sia per mera indole, sia per educazione familiare, ma non è il mio/nostro caso.

Se penso inoltre che l’ultima volta che ho tentato di parlarne, e sottolineo parlarne, non per decidere qualcosa, ma solo per conoscere palesemente entrambi i punti di vista, mi sono sentita dire – per chiudere un discorso neppure iniziato – che io sarei comunque una pessima madre, per mille mie incapacità/difetti e quant’altro [es. mia madre, figura inesistente e totalmente negativa; famiglia “non compatta/di supporto”; non porto a casa uno stipendio mensile, etc.],.. mi prende francamente un’angoscia profonda, quindi su cosa dovrei ancora riflettere? Di cosa oggettivamente si sta ancora parlando? Perché mai io dovrei ancora azzardarmi a pensare a figli, genitorialità, etc? e perché devo ancora subirmi frasi che per me parlano assolutamente del nulla, se non di esperienze idilliache altrui, ma che in qualche modo mi colpevolizzano [di nuovo] di qualcosa, di essere egoista, di essere un utero inutile, di non pensare al futuro, etc?

Non si può fare figli per hobby, i figli si fanno quando ci sono le condizioni adeguate, per il singolo individuo e per la coppia, quando c’è una capacità mentale, emotiva ed economica [anche se quest’ultima spesso viene usata solo come scusa quando mancano le altre due], quando c’è la volontà profonda – da entrambe le parti – di creare e di occuparsi di un altro essere umano, accettando di mettere da parte ogni egoismo, assumendo consapevolmente tutte le responsabilità per il presente e il futuro, più molto altro.

Quella volontà e quel desiderio devono essere coltivati piano-piano su una base solida per poter superare le proprie paure e poter così scoprire di essere portati a certe esperienze, ma se quella base non c’è, le mille paure personali restano, si confermano e degenerano, senza poter neanche sperare di “coltivare” qualcosa di buono o di minimamente importante.

Genitorialità, sì o no?

Quando si supera la soglia dei 30 anni – socialmente parlando – ti vengono fatte notare tante responsabilità che dovresti avere, tante cose che dovresti fare, specialmente se sei donna, perché si sa: l’apparato riproduttivo non funzionerà per sempre.

In più, sempre più coetanei/e iniziano a sposarsi e a figliare compulsivamente, come se fosse una sorta di gara su chi rispetta prima tutte le aspettative sociali, arrivando allo status di “sono arrivato/a“, “sono completo/a“, “sono adulto/a” (che poi in realtà non è mai così, ma tralasciamo), facendo esplodere ulteriormente la pressione su chi invece non ha fatto – e non ha in programma di fare – nessuna delle due cose.

Io mi trovo esattamente in questa situazione, tanto che ho iniziato a pensare se “è normale”, se IO “sono normale”, se c’è qualcosa di sbagliato in me, nel mio modo di vedere le cose, nella mia relazione e ponendo le stesse domande anche al mio compagno, ritrovandomi quasi a fare io stessa pressione per un qualcosa che alla fine non ho mai voluto, tanto da non averci neppure mai pensato. 
Eppure ora mi sento in dovere/in obbligo di pensarci per capire una volta per tutte cosa voglio realmente o meno, ma non è per nulla semplice, perché comunque le aspettative esterne sono alte (così come i facili giudizi di “fallimento”, perché una donna a quanto pare non è nulla se non è madre, mentre per l’uomo non è così), anche se in fondo chi mi conosce ed è più vicino a me, sa perfettamente che non ho mai sentito alcun desiderio di maternità, come sa molto bene che io ho sempre escluso tale possibilità, anche per via del mio passato e di una figura materna fortemente negativa, quindi francamente penso che si stupirebbero e non poco se io improvvisamente cambiassi prospettiva (e la cosa quasi mi tranquillizza).

Non so, mi sento tra l’incudine e il martello, ed entrambe le parti in fondo sono io, è la mia testa, divisa tra la paura di un ripensamento quando sarà oggettivamente troppo tardi (possibilità che mi viene SEMPRE sottolineata), tra i giudizi esterni, tra la sensazione di fallimento abbinata all’incapacità, tra la consapevolezza che né io, né il mio compagno siamo nati per essere genitori, perché fondamentalmente troppo egoisti e troppo chiusi nelle nostre insicurezze (anche se in modo differente). 
Anche quest’ultimo pensiero non aiuta, perché automaticamente ne comporta un altro: forse entrambi, con altri compagni più predisposti, meno egoisti, insicuri e più compatibili, avremmo altre reazioni e magari anche altri desideri, tra cui proprio quello di genitorialità?

Il punto alla fine credo che sia proprio questo: il terrore che ci stiamo limitando, castrando e quant’altro. Forse è per questo che non riesco a capire cosa voglio realmente, perché comunque non ho proprio una base che mi permetta anche solo di pensarci, ed è questo che attualmente mi sta facendo impazzire, perché mi ritrovo a fare discorsi assurdi per cercare di “capire” un qualcosa che oggettivamente non posso capire, perché non sono nelle condizioni per poterlo realmente comprendere, anzi non sono neppure nelle condizioni per pormi una tale domanda.

Discorso contorto, triste, ma tremendamente vero.
Ecco perché cercando di parlarne in due non siamo giunti da nessuna parte, perché è inutile aprire un discorso che – nello stato attuale – non ha senso in alcun modo, anche dopo ben 4 anni di convivenza, che rendono il tutto solo più complesso e confuso, visto che non abbiamo mai costruito/fatto/progettato assolutamente nulla assieme, dato che evidentemente per entrambi non ne valeva la pena ritrovandoci sempre sul filo del rasoio.

Per me almeno è stato così e probabilmente lo è tutt’ora, vista la mia incapacità ad affrontare la “questione riproduttiva” (e matrimoniale) anche solo con me stessa, per capire cosa voglio/vorrei.

Mi sento un serpente che si morde la coda, anzi, probabilmente lo siamo in due.

Maternità/Paternità, questione di DNA?

Ieri un mio carissimo amico mi ha informata che sta per diventare papà, in realtà la gravidanza è solo all’inizio e credo che lui e la sua compagna lo abbiano appena scoperto, ma era così felice che ha sentito il bisogno di rendermi subito partecipe della bella novità.

La cosa inevitabilmente mi ha fatto riflettere, perché io sapevo che sarebbe arrivato questo momento da subito, dal giorno stesso in cui mi confidò di essersi innamorato, passando poi dopo qualche mese alla convivenza, lo sapevo, era inevitabile, perché in qualche modo sentivo che si erano trovati e che finalmente sarebbe diventato padre, dico finalmente perché è “una qualità” insita nel suo DNA e mi è sempre stato estremamente evidente, anche a lui in effetti, infatti non ha mai nascosto questo suo desiderio.

Come lui, tante altre persone che ho incrociato nel mio cammino erano da sempre palesemente inclini a diventare genitori, magnifici genitori, e credo veramente che sia un qualcosa di innato, o ce l’hai o non ce l’hai, c’è ben poco da fare.

Perché dico questo? Perché io non ho mai immaginato di essere madre, neppure da piccola per gioco e francamente ritengo di non esserci minimamente portata, sarà per il DNA acquisito da una figura materna totalmente errata e lesiva, oppure per il terrore di ripetere i suoi stessi grossolani errori. Fatto sta che la sola idea mi è sempre sembrata assurda e ora, a 30 anni, addirittura mi soffoca, trovando immediatamente un’infinità di motivi per allontanare il pensiero, confermandomi che questa è evidentemente la mia normalità, indipendentemente da tutto il resto: orologio biologico, crisi, coppia, etc.